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La verità di Castellino sull'assalto alla Cgil, spunta la "trattativa con la Digos". I verbali imbarazzano la Lamorgese

Negli interrogatori degli arrestati per gli scontri alla manifestazione no green pass di Roma e l'assalto alla Cgil del 9 ottobre spuntano gli "accordi presi con la polizia" prima del blitz alla sede del sindacato. I verbali di Giuliano Castellino, Roberto Fiore e Luigi Aronica sono citati dal Tg La7 che ha presentato alcuni stralci degli interrogatori dopo l'arresto.

 

La svolta avviene con la deviazione del corteo partito da piazza del Popolo per risalire verso villa Borghese. Forza nuova come partito non compare da mesi alle manifestazioni, spiega Castellino, secondo cui il movimento si chiama Italia Libera e opera solo contro la "dittatura sanitaria". Secondo il capo di Fn Aronica avrebbe parlato con funzionari della Digos  che "concordano e autorizzano" il corteo fino a sotto la sede della Cgil. 

 

"Ci hanno dato l'ok per partire" dice Castellino ai magistrati ammettendo di aver annunciato: "Portatemi da Landini o lo andiamo a prendere noi". Il leader di Forza nuova dice che spiega il senso delle sue azioni: voleva assediare la sede del sindacato dall'esterno. Avrebbe anche chiesto a un funzionario della Digos di trovare Landini. "Castelli', Landini è fuori Roma e non può venire" la risposta del funzionario, almeno come riportato dal leader del gruppo di estrema destra. 

Sarebbe cominciata allora una sorta di trattativa, culminata con il presunto via libera parte il corteo. "Erano alla testa e ci dicevano dove andare" racconta Castellino. Il giudice chiede allora con chi aveva parlato Aronica, ma il leader di Castellino dice che per motivi "morali" non vuole dire nomi. Alla fine un nome lo fa, quello di un uomo della Digos, e poi dice di avere sempre avuto intenzioni "pacifiche": "Sarei stato un imbecille a voler assaltare la Cgil. Avevamo già vinto portando in piazza 50mila persone", dice al giudice. 

 

Parole tutte da verificare e che forniscono nuovi elementi  anche per valutare l'operato del ministero dell'Interno guidato da Luciana Lamorgese in quel sabato di follia. 

In una lettera all'Adnkronos dal carcere di Poggioreale Castellino dice anche che avrebbe comunicato "con una pec" alla Questura che sarebbe andato in piazza a Roma. "Non avevo nessun braccialetto, né daspo per le piazze, né divieti specifici. La mia sorveglianza speciale, sempre figlia di attivismo e militanza, mi imponeva di comunicare alla questura la mia partecipazione a manifestazioni autorizzate. Cosa che ho sempre fatto tramite pec, anche sabato 9 ottobre" dice l'uomo difeso dall’avvocato Carlo Taormina,