svolta a verona

Svolta nel caso Luca Morisi, ora si indaga sul ricatto. "Chi hanno visto", nel mirino i due escort romeni

Le chat acquisite dalla procura di Verona intercorse tra Luca Morisi e uno dei due escort romeni alla base dello scandalo che ha coinvolto l'ex braccio di Matteo Salvini per la comunicazione social hanno ribaltato tutto. Il padre della "Bestia" leghista non ha ceduto la droga dello stupro trovata dai carabinieri chiamati da uno dei due escort dopo il festino per circostanze ancora da chiarire. Sostanza che è stata portata dal romeno. 

 

Insomma, caso chiuso? No perché, seppur si vada verso una certa richiesta di archiviazione per Morisi, il procuratore capo di Verona Angela Barbaglio ha annunciato che non vuol far cadere la vicenda nel vuoto. "Indaghiamo per verificare eventuali ricatti che possa aver subito Luca Morisi", ha detto il magistrato. 

Come riportato da numerose ricostruzioni, che qualcosa non tornasse nella storia era sotto gli occhi fdi tutti. "Diversi giornali hanno ipotizzato un simile scenario, non possiamo non appurare se simili condotte ci siano state" ha detto Barbaglio, come riporta il Messaggero. 

 

 Insomma, non  ci sarebbero ancora chiari contorni di un tentativo di estorsione o ricatto ma ora l'attenzione degli investigatori di concentrerà sui giorni che hanno preceduto il 14 agosto e soprattutto contatti, conversazioni e spostamenti dei due escort che sono entrati in contatto con Morisi attraverso un sito di appuntamenti gay. 

 

A chiamare le forze dell'ordine erano stati i due ventenni denunciando un presunto "furto", ovveros che Morisi non aveva dato loto una cifra inferiore a quella pattuita. Quando i militari arrivano i tre sono vicino all'auto dei romeni e trovano in uno zainetto la Ghb, la droga dello stupro. Il proprietario della borsa accusa Morisi e dice che gliela ha data lui a casa sua. Scatta così quella potrebbe essere una vera e propria trappola.