maxi-truffa

Rimborsi gonfiati a sette cliniche private, sospesi tre imprenditori. L'inchiesta a Messina

Maxi truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina stanno dando esecuzione a un’ordinanza che dispone, nei confronti di tre indagati, la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell’ambito di imprese e persone giuridiche, per la durata di quattro mesi, nonché il sequestro di oltre 3 milioni di euro nei confronti di 7 strutture private convenzionate.

Attualmente sono 25 gli indagati, a vario titolo, tra funzionari pubblici dell’Asp di Messina, responsabili e dipendenti delle sette strutture private convenzionate, titolari delle più conosciute ed importanti case di cura della città. I reati ipotizzati sono corruzione, falso, accessi abusivi a sistemi informatici e truffa aggravata.

I titolari di alcune note case di cura di Messina avrebbero ottenuto rimborsi maggiorati grazie alle complicità all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale. Il sistema utilizzato era quello dei Drg (Diagnosis Related Group) che consente di classificare ogni singolo caso clinico in una determinata casella variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte al paziente ricoverato in una struttura accreditata. Sulla base del Drg e della Scheda di Dimissione Ospedaliera (in sigla Sdo) ogni singola Regione prevede la tariffa da rimborsare alla casa di cura privata convenzionata.

Le indagini hanno portato alla luce un «articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l’entità dei rimborsi corrisposti dal sistema sanitario», indicando nella Scheda di Dimissione ospedaliera un Drg diverso rispetto alle reali attività svolte e realizzando così una truffa ai danni del Servizio Sanitario pubblico per oltre 3 milioni di euro. «Un dato estremamente allarmante - sottolinea dalla Guardia di finanza - lì dove si consideri che sono state oggetto di puntuale disamina soltanto 723 cartelle cliniche: di queste ben 591 presentavano anomalie, con una percentuale d’incidenza pari all’81,74%, tanto da indurre il giudice del Tribunale di Messina a ritenere l’esistenza di una forma ’di radicata connivenza tra controllore e controllato'».

«Un sistema rodato», «la cartina al tornasole di un sistema illecito diffuso finalizzato a lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dalla Regione Siciliana per le prestazioni erogate dagli enti convenzionati» rafforzato «dal contributo offerto dal soggetto controllore, nella specie l’Ufficio dell’Asp di Messina i cui funzionari, anch’essi sistematicamente, omettevano di rilevare le pur patenti irregolarità attestando falsamente nei verbali Noc la conformità della documentazione esaminata ai parametri previsti».