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Otto e mezzo, muore una giovane e il problema di Montanari è il vaccino ai migranti: "Nessuno se ne occupa"

L’Italia è stata devastata dalla notizia della morte di Camilla per la trombosi scaturita come effetto collaterale del vaccino AstraZeneca, ma c’è una parte della sinistra che si preoccupa maggiormente della salute dei migranti che di quella di milioni di giovani italiani che devono ancora essere protetti contro il Covid. Il professor Tomaso Montanari dell’Università per Stranieri di Siena è ospite di Lilli Gruber nella puntata del 10 giugno di Otto e mezzo, in onda su La7, e dice la sua sulla campagna di vaccinazione italiana: "Ha prevalso la retorica della spallata, della corsa, non si è probabilmente riflettuto abbastanza. Il problema non era rallentare, ma andare avanti con più razionalità, soppesando costi e benefici. Ci sono ancora persone di 50, 60 e 70 anni che devono essere ancora vaccinati. C’è l’enorme problema - accusa - dei marginali in Italia, dei migranti, di cui nessuno di prende cura”.

 

 

Il professore attacca velatamente il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza: “L’Open Day per i ragazzi ha un sapore un po’ propagandistico. L’idea di riaprire tutto e tutto subito per l’estate, si discute di cosa fare con le discoteche… Temo che ci sia stata un po’ di retorica e un po’ di voglia di una retorica di un nuovo dopoguerra, tra spallata, ripartenza. Tutto ciò ha indotto a riflettere meno di quanto dovuto”.

 

 

Montanari va fuori strada rispetto alla domanda iniziale della Gruber e va anche all’assalto di Mario Draghi e delle sue azioni da presidente del Consiglio: “Credo che sia il momento dell’assunzione di responsabilità, siamo in un momento in cui Draghi ha assunto nelle sue mani un enorme potere, il costituzionalista Francesco Pallante ha ricordato in questi giorni che si può quasi parlare di un primo ministro, di un Premier e non più di un presidente del Consiglio. Credo che a tanto potere e tanta rappresentazione mediatica ci si aspetta un’assunzione di responsabilità. Il caos in cui ci sono le Regioni, le voci e i rimpalli di responsabilità che ci saranno nei prossimi giorni non è compatibile con la retorica dell’uomo solo al comando. Spetta a Draghi dire una parola, non tanto sul passato, quanto sul futuro. Come si andrà avanti? Cosa si fa con i ragazzi? I genitori italiani che hanno ragazze dell’età di Camilla, me compreso, si chiedono che cosa fare. E non è possibile ascoltare venti campane in cui si dice ‘Sì, non è consigliato, ma non è neanche proibito’. Bisogna - conclude - fare chiarezza e spetta dire qualcosa al capo del Governo”.