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L'Aria Che Tira, "cosa cambia". Pfizer e seconda dose, Francesco Vaia picchia durissimo

Giada Oricchio

Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, ha dichiarato a “L’Aria che Tira”, mercoledì 12 maggio: “Seconda dose Pfizer a 42 giorni invece di 21? Non cambia nulla”. E pure Myrta Merlino si schiera: “Tante contraddizioni. Uno si chiede: sono solo io lo stupido?”.

Il professor Francesco Vaia, dati scientifici alla mano, spazza via chiacchiere e illazioni sulla decisione del CTS di spostare il richiamo Pfizer da 21 a 42 giorni: “Contestualizziamo: la carenza di dosi parte dal balbettio su AstraZeneca, sulla cattivissima comunicazione e da una mancanza di regole chiare e nette delle attività regolatorie sul vaccino AstraZeneca. I cittadini si sono sentiti disorientati e hanno chiesto di non farlo. Questo caos ha determinato la corsa a Pfizer determinando una grande necessità. E questa è la prima lettura. La seconda lettura che le dico in diretta e in anteprima è che allo Spallanzani, riferimento regionale per il Covid, sono presenti 136 pazienti in ricovero ordinario e 24 in Terapia intensiva, numeri bassissimi e inferiori alla recrudescenza precedente. Il dato così basso è determinato da una vaccinazione che stiamo intensificando. La campagna riduce drasticamente, abbatte i ricoveri e quindi dobbiamo vaccinare il più possibile senza pensare a quando sarà fatta la seconda dose di Pfizer".

 

"C’è uno studio dello Spallanzani - spiega il prof. - gemello di quello di Tel Aviv, su vaste popolazioni, che ci dice che dopo la prima dose Pfizer abbiamo una capacità di reazione anticorporale di oltre il 96% e con un’efficacia di combattere la malattia e di non essere gravi superiore all’80%. E chi si è ricontagiato dopo il vaccino ha contratto l’infezione, ma non ha avuto la malattia grave. Sullo spostamento di Pfizer, il bugiardino stesso parla di 42 giorni. Loro dicono che i trial sono stati ristretti nel tempo per arrivare al vaccino quanto prima e non ci sono evidenze scientifiche, ma in maniera empirica, sul campo, abbiamo verificato che c’è una grande protezione. Diamo un messaggio chiaro agli italiani: non si tratta di sperimentare ancora, è già stato fatto, diamo fiducia: 10 giorni non cambiano nulla!”.

L’infettivologo ha voluto rassicurare: “Tutti i vaccini in campo sono buoni per proteggerci dalla malattia grave e dalla mortalità. Smettiamola con i vaccini di serie A e serie B e la smetta anche la comunità europea”.

Sul coprifuoco: “La parola non mi piace e da un punto di vista scientifico è assolutamente inesistente: le 22 equivale alle 23 e forse anche alle 24. Chi ha voluto la misura, l’ha fatto per usarla come deterrente che però non funziona tantissimo. Chi tira tardi con l’ora, va sui muretti o fa le feste in posti chiusi. Serve buon senso. Cosa è meglio: uccidere ancora di più l’economia o aprire in maniera regolamentata? Su questo virus si sono combattute troppe battaglie geopolitiche e industriali però come tecnico a una domanda secca sul coprifuoco alle 22 o alle 23, devo rispondere che a livello di contagiosità non c’è differenza”.

Infine il professor Vaia ha tirato una frecciatina alla politica: “Ai miei amici ho detto ‘non diamo legna da ardere ai catastrofisti’, apriamo tutto con giudizio, responsabilità e gradualità nel massimo rispetto delle regole. Nella normalità vedo altri momenti su cui concentrare l’attenzione: scuole, autobus, metropolitane, cavolo! Faccio un appello: ‘ragazzi non accalcatevi nelle piazze che sennò trovano la scusa per non fare cose più importanti, toglietegli di mezzo questa scusa!’. La verità è che se impongono cose stupide e illogiche, poi uno si sente autorizzato a fare come gli pare. Ci sono decisioni del CTS che francamente non si comprendono, che spaventano le persone, serve il buon senso dei nostri nonni, si può fare tutto a condizione che si applichi il buon senso. Siamo d’accordo che si deve riaprire, ma senza fare il gioco dell’oca. Da una parte non dobbiamo dare spazio ai catastrofisti, dall’altra dobbiamo aver chiaro che non siamo usciti dalla pandemia. E dobbiamo lavorare sui trasporti, soprattutto metropolitani. E’ lì che vanno messi i soldi, basta con le scuse”.

E Mryta Merlino gli fa eco: “Sì, ci sono un po’ di cose incomprensibili, sono tante le contraddizioni. Si vede via del Corso con la gente accalcata e poi i ristoranti con il plexiglass e le distanze regolamentari chiusi, si viene al lavoro e si vedono gli autobus strapieni e allora uno si chiede ‘ma sono solo io lo stupido?”.