l'aria che tira

L'Aria che Tira, così Massimo Galli sbugiarda Di Maio sulle varianti. Poi la doccia fredda sullo Sputnik

Giada Oricchio

A “L’Aria che Tira”, l’approfondimento sull’attualità di Myrta Merlino su LA7, martedì 9 marzo, l’immunologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli smentisce il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Le varianti Sars- Cov2 imprevedibili? Non è vero”. E sullo Sputnik: “Dubito perfino che la Russia sia in grado di produrlo per la sua popolazione”.

 

 

 

 

Il professor Massimo Galli mostra apprezzamento per il discorso sobrio del premier Mario Draghi: “Da cittadino, una comunicazione non trionfalistica mi sta bene, è giusto che non prometta la luna nel pozzo. Per venire fuori dalla pandemia tocca lavorare molto intensamente, le chiacchiere stanno a zero e qualche politico dovrebbe averlo capito invece di parlare per campagna elettorale. La terza ondata è partita e non la fermeremo perché il virus è in grado di adattarsi. Ci siamo beccati sberleffi e smentite ma i fatti hanno dimostrato che avevamo ragione”.

 

Galli, visibilmente piccato, ha smontato le dichiarazioni del Ministro Di Maio sull’imprevedibilità delle varianti: “Abbia pazienza, con il nostro gruppo di lavoro e quello di altri ospedali, mai finanziati dal Governo, abbiamo lavorato sulle varianti a partire da gennaio 2020! Perché sono un fenomeno atteso per un fenomeno come questo. Posso capire che un politico non abbia informazioni in proposito, ma se avesse ascoltato un po’ di più poteva sapere che non stanno così le cose! Già a marzo dell’anno scorso il Covid era una variante di quello originario di Wuhan. Al di là delle modifiche, i vaccini restano fondamentali perché ci proteggono dalla malattia grave, se proprio non riescono a evitare l’infezione, il paziente contrae la forma meno grave”.

 

Sull’arrivo dello Sputnik: “Speriamo che accada che la produzione sia possibile in Italia. Io dubito che in Russia ne producano abbastanza per la loro stessa popolazione, quindi diamoci da fare per aumentare il gettito di produzione. Non so se è vero o no che tra poche settimane, ad aprile, faremo il bagno nei vaccini, so che ora ce n’è molto poco. Sono stanco dei politici che dicono che non immaginavano di essere in questa situazione. Anche quest’estate, noi sottolineavamo che ci sarebbe stato il vaccino ma poi c’era il problema di produrlo e distribuirlo, non ci hanno ascoltato. C’è una grande colpa della politica, c’è responsabilità dell’Europa e dei singoli Stati. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire per problematiche precostituite o motivi politici”.

 

Sul numero mostruoso dei 100.000 morti per Coronavirus, l’immunologo ha ricordato: “Il numero di morti è increscioso, ma sono in proporzione agli altri Stati e dobbiamo fare la correzione per l’età della nostra popolazione: noi abbiamo più anziani rispetto al resto dell’Europa. Nella prima fase c’è stato un eccesso di mortalità, se avessimo fatto maggior tesoro del risultato del lockdown verosimilmente la seconda ondata ci avrebbe colpito meno. La soluzione vera è il vaccino insieme ai test e alla chiusura delle zone più colpite cioè se in un’area c’è la variante brasiliana non si può chiudere e mandare a lavorare a 30 km di distanza. Devi chiudere senza se e senza ma. E se chiudi, vaccini a tappeto. Secondo me ci sono due modalità di vaccinazione: vaccinare per età e rischio e al tempo stesso utilizzare le dosi a zone geografiche, quelle più colpite, per non far uscire da lì le varianti maggiormente pericolose. In questo modo il virus non si espande altrimenti lo rincorriamo sempre”.

 

Il professor Galli ha chiosato sulla variante brasiliana: “Sembra che sia più efficace nel reinfettare le persone, ma al momento non c’è certezza. La varianti fanno paura perché colpiscono più in termine di infezione: con la forma precedente del Covid, date 1000 persone, una andrà all’altro mondo e 5 -6 andranno in ospedale, mentre la varianti, nella stessa unità di tempo o luogo, fa 10.000 contagiati rispetto ai 1.000 di prima quindi aumenta in proporzione il numero di chi va all’altro mondo e chi va in ospedale, compresi i giovani. L’infezione sta seguendo il filone sociale: prima bambini o giovani, poi adulti, poi anziani”. E poi sbotta sulla chiusura delle scuole: “Ho considerato un’ipocrisia dire che le scuole erano sicure, non lo sono state mai né per l’ambito interno né per quello che ci ruota intorno. Le epidemie si sono riscontrare nelle scuole, quindi con la morte nel cuore certe decisioni sono inevitabili, è una iattura, è una grave perdita, ma c’è una guerra in corso”.