Lungimiranza

L'immunologo Mantovani: "Produrre il vaccino in Italia? Non si può improvvisare”

In tutto il mondo va avanti la corsa al vaccino, individuato come unica soluzione per sconfiggere la pandemia nata dopo la diffusione del Coronavirus. A fare un punto della situazione sui risultati dei prodotti presenti sul mercato e su quelli in via di sviluppo o in attesa di autorizzazione è Alberto Mantovani, immunologo riconosciuto a livello internazionale e direttore scientifico dell'Humanitas di Milano: “È presto per confrontare l'efficacia dei vaccini, che dipende molto da come si guardano i dati. Va detto però che quello Oxford-AstraZeneca, come mi piace chiamarlo, garantisce una buona produzione di anticorpi. Si può sperare che i vaccini basati su adenovirus proteggano anche dalla trasmissione oltre che dalla malattia”.

 

L’immunologo, che è uno dei più influenti scienziati italiani nel suo campo, poi ha lanciato un monito sulla possibilità di affidarsi ad un vaccino italiano: “Si tratta - ha detto a La Stampa - di prodotti raffinati su cui non ci si può improvvisare, anche se il nostro Paese è un grande produttore di vaccini. Ci si può augurare, come avvenuto con l'accordo Pfizer-Novartis, che aziende libere con la capacità adatta si alleino con le case farmaceutiche che hanno trovato i vaccini per aumentarne la fabbricazione”.

 

Ieri Lancet ha pubblicato i i dati del vaccino anti-Covid sviluppato in Russia, denominato Sputnik V, che hanno mostrato un'efficacia al 91,6% ed anche le analisi sul vaccino cinese dimostrano che l'Europa può essere salvata da coloro che sono stati inizialmente criticati. “I dati usciti su Lancet sullo Sputnik sono molto buoni, vanno approfonditi e mi auguro che vengano sottoposti all'Ema. CanSino ha risultati positivi ma molto diversi tra loro. Se superassero il controllo dell'Ema sarebbero risorse in più” le parole di Mantovani, che non ha alcun timore di elogiare i prodotti sviluppati da paesi stranieri come Russia e Cina: "La vera speranza è l'arrivo di Janssen a fine marzo, perché si fa con una dose, ma anche Oxford-AstraZeneca partì così e poi trovò utile aggiungere la seconda. Non a caso Janssen porta avanti anche uno studio con due dosi”. La corsa continua, ma il famoso immunologo ha già tracciato una linea chiara.

 

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