parla il prof ippolito

Spallanzani, parla il professor Ippolito: vaccino Covid facoltativo? Perché è meglio così

Francesco Storace

Non è un omaggio del premier Giuseppe Conte se non saremo costretti a ricorrere alla vaccinazione obbligatoria anti Covid, se è quando sarà disponibile. Con il rigore professionale che lo caratterizza – non certo in risposta a Palazzo Chigi – ne parla in questa intervista al Tempo il professore Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma

Anche lui è stato ascoltato dai magistrati di Bergamo che indagano sulla pandemia, come tutti i membri del comitato tecnico scientifico. E racconta, sia pure con le prudenze del caso che cosa è successo in questi mesi. Sapendo almeno due cose: ci si è mossi in un’emergenza terribile e che sulla sanità – ma questo non lo afferma direttamente – c’erano e ci sono appetiti terribili. Perché ci sono cifre consistenti.

Professore, in un’intervista sul vaccino anti coronavirus lei è stato prudente. Ci sarà? E soprattutto sarà obbligatorio?
"Mi pare che si stia correndo troppo con le previsioni. La prudenza è doverosa. Ci sono ben dieci vaccini in sperimentazione nel mondo, insieme a discussioni sulle modalità di sperimentazione oltre che a pastoie burocratiche disseminate ovunque. E ne deve parlare chi ha la consapevolezza di poterlo fare".

Che cosa intende?
"E’ sbagliato parlarne già. Per l’elementare ragione che nessuno può dirci  ancora che le sperimentazioni avranno l’effetto di evitare la malattia e controllare la circolazione del virus. E poi perché renderlo obbligatorio ha più di un problema. Anzitutto per chi? Prima si dovrà pensare ai soggetti più a rischio (anziani, operatori sanitari, persone con altre patologie) ed ai Paesi più colpiti. Poi agli altri? E chi ci assicura la disponibilità di decine di miliardi di dosi per tutto il pianeta in tempi realmente brevi? A volte leggo cose sconcertanti".

Quindi in Italia nessuna vaccinazione sarà obbligatoria?
"Ma come si fa a prevederlo già prima di avere il vaccino. Facendo tesoro dell’esperienza dell’influenza H1N1, dobbiamo costruire una strategia per quando lo avremo, questo sì evitando un mostro difficilmente praticabile per noi e utile a chi vuole fare business".

E allora perché tutto questo dibattito sui vaccini?
"Non va demonizzata la discussione, il vaccino è la speranza, basta dire le cose come stanno. Quando la Commissione Europea ha sollecitato un accordo sulla produzione del vaccino, lo hanno raccolto quattro paesi, tra cui l’Italia. Parliamo del tempo della massima emergenza, rischiavamo di essere fermi all’acqua di Lourdes…. L’Italia, come gli altri paesi, bene ha fatto a fare opzioni altrimenti sarebbe rimasta fuori dal gioco. Lo stesso avvenne 10 anni fa quando furono fatte le opzioni per l’influenza. I paesi stanno facendo più opzioni per vaccini che funzionano in maniera diversa non sapendo quale sarà il più efficace ed il più indicato per le diverse categorie di soggetti".

Vero, ma siamo andati a sponsorizzare un vaccino a Oxford con una società che stava andando al fallimento.
"Non sono dinamiche di cui sono a conoscenza. Chi è arrivato prima si è accaparrato il vaccino più avanti nello sviluppo ed ha dettato le regole. Impegnando grandi mecenati coma Bill Gates, il CEPI e con il coinvolgimento della Commissione Europea e dell’Organizzazione mondiale della sanità ed ingenti investimenti del governo americano ed inglese. Se  poi Astra Zeneca stava per essere venduta e poi non lo più è un’altra storia. Il vaccino comunque va sperimentato fino alla fine".

Ci sarà la seconda ondata di Covid? 
"Non ho poteri divinatori per poter dire se ci sarà, ma bisogna prestare attenzione ed essere prudenti. La prudenza è richiesta sia ai singoli in termini di applicazione scrupolosa delle misure di prevenzione quali distanziamento, mascherine, lavaggio delle mani, sia alle istituzioni con una adeguata preparazione per una eventuale seconda ondata. Bisogna far tesoro dell’esperienza di quanto è accaduto".

Lei è membro del comitato tecnico scientifico al centro della polemica sui verbali segreti. Ci racconta che diamine è successo?
"Guardi, ho apprezzato quanto ha scritto Alessandro Sallusti sul Giornale. Bisogna smetterla con la caccia alle streghe. Quei verbali vanno contestualizzati alle frenetiche giornate che abbiamo vissuto i primi di marzo".

Ma il premier Conte ha visto quello del 3 marzo su Alzano e Nembro?
"Non deve chiederlo a me. Io so solo che eravamo travolti dall’emergenza e c’era chi ci chiedeva le cose più strane, da come sedersi negli stadi ai protocolli per la messa, abbiamo cercato di rispondere secondo scienza e coscienza".

Perché Conte non ha seguito le vostre indicazioni su Alzano e Nembro e sulla chiusura solo parziale dell’Italia?
"Non siamo noi a dover fare valutazioni sulle scelte del governo, che sono politiche e non tecniche. Va ricordato che uno studio dell’Imperial College di Londra ha stimato che in 11 paesi europei le misure anti contagio adottate dai Governi a marzo hanno avuto un effetto sostanziale ed evitato oltre tre milioni di morti. Pensi che cosa sarebbe accaduto nelle regioni del Sud se fossero state colpite da quello che è successo in Lombardia: non ci saremmo salvati neanche noi nel Lazio, anche se sono molto soddisfatto del lavoro dello Spallanzani. E questo anche per investimenti ventennali di cui abbiamo usufruito".

Però resta il tema: non si capisce il motivo della segretazione dei verbali. L’avete decisa voi?
"I tecnici non decidono secretazioni. Come ha visto dai media c’è stata anche la discussione sul cosiddetto piano di previsione secretato. Il CTS ha lavorato sulla base dei dati che venivano prodotti, tenendo conto anche di stime che venivano effettuate, anche quando queste sviluppavano scenari molto gravi con morti, ma sempre con i piedi per terra".

Deluso?
"No. Complessivamente credo che il Cts abbia svolto un buon lavoro, abbiamo retto nella fase della grande emergenza, poi la politica fa le sue scelte. È il suo mestiere".

Veramente si racconta anche di suoi sfoghi con gli altri componenti, “state facendo marchette”….
"Lo hanno scritto i giornali. In quei momenti ad altissima tensione si diceva di tutto e il dovere della prudenza nelle indicazioni era al massimo".

Anche con il commissario Domenico Arcuri?
"Guardi, Arcuri ha il suo bel caratterino. Però va detto a suo merito che senza di lui non avremmo acquistato neppure un kit.  È persona concreta".

E’ vero che i membri del Cts sono stati interrogati dai magistrati di Bergamo?
"Lo hanno anche riportato i giornali. Ma non aggiungo altro". 

Quando?
"Nella settimana in cui sono scesi a Roma e hanno sentito anche i membri del governo".

Ci sono altre inchieste in corso?
"Non chieda ancora su questo. Ho un dovere di confidenzialità e di segretezza con lo Stato e non intendo venire meno a un dovere di lealtà".