NERVI TESI IN CASA ROMA

Pallotta attacca: "Mercato e formazioni: tutto sbagliato". Poi rettifica: "Non volevo criticare Sabatini e Spalletti"

Erika Menghi

Risveglio rumoroso nella capitale. Le parole di James Pallotta sulle frequenze di Sirius XM FC suonavano come macigni sulle spalle di Luciano Spalletti, Walter Sabatini, preparatori atletici e pure la Nike. Ecco perché il presidente giallorosso è ricorso alla radio ufficiale di Trigoria per argomentare le frasi arrivate da oltreoceano, smussando gli angolo di un discorso che comunque sembra confermare. Ma andiamo con ordine. «Sono frustrato – ha detto all’emittente americana riferendosi alla sfida con il Lione – perché abbiamo giocato bene, abbiamo avuto molto occasioni, poi è finita la benzina. Credo che alcuni giocatori siano stanchi per i troppi minuti giocati, cosa dovuta sia agli infortuni, sia ai nostri errori nel mercato estivo. Non abbiamo fatto le giuste scelte su chi tenere e chi no. Abbiamo dato in prestito giovani che ci avrebbero fatto comodo per dare riposo ai titolari. Le altre squadre stanno godendo dei loro benefici, ma questa cosa cambierà in futuro». Poi su Roma-Napoli: «Prima della partita non avevo buone sensazioni per la formazione. Abbiamo inserito Salah a 35 minuti dalla fine, con lui abbiamo creato tante occasioni e preso due pali. Magari poteva essere messo prima, o dall’inizio. Penso che lo abbia ammesso anche Luciano». Non è il primo presidente a non gradire le scelte dell’allenatore. Sull’accordo con la Nike: «Noi dobbiamo fare andare meglio le cose con il nostro sponsor, se devo essere onesto. Non sono assolutamente soddisfatto del nostro accordo». All’una in punto la telefonata a Roma Radio per provare a rimettere insieme i pezzi: «Sono sorpreso di come a Roma si tenda ad estrapolare le parole dal contesto, mi attaccano come Trump qui negli Stati Uniti. Sono stanco – tuona Pallotta – di tutte queste fandonie che vengono inventate. Se dovessimo dar credito a tutto quello che viene detto sempre dovrei fare uno show televisivo-radiofonico tutte le settimane. In primo luogo non mi permetterei mai di criticare Spalletti pubblicamente, in caso gli direi qualcosa in privato e resterebbe tra noi. Abbiamo giocato tante partite importanti vicine e questo ha comportato un grande dispendio di energie mentali. Alcuni giocatori erano in difficoltà, ma sono in forma. Sono cose che succedono in tutti gli sport, è fisiologico. La squadra riuscirà a reagire, ho fiducia nei miei giocatori». Sul mercato: «Sabatini ha svolto un lavoro straordinario per oltre 4 anni, non volevo assolutamente criticare il suo operato. Che siano meriti o demeriti Sabatini non lavorava in una bolla, ma in un piccolo gruppo di persone. Se ci sono stati errori non si punterebbe comunque il dito contro il singolo. I meriti, comunque, sono di gran lunga superiori. Negli ultimi due anni stiamo provando a dotarci di un settore giovanile importante e sinceramente non mi piace quando siamo costretti a dare via in prestito ad altre squadre i nostri talenti, a meno che non serva solo per fargli fare le ossa. Esprimevo solo questa piccola frustrazione». Ma più giovani in squadra significa, per Spalletti, meno possibilità di alzare un trofeo subito: «Se si vuole andare a percorrere quella strada lì, bisogna smettere di parlare di vittorie, perché la cosa non sta in piedi. O si costruisce un discorso diverso, o si comincia dal primo giorno con un’ossessione. Noi si vuole provare a vincere, sono fiducioso dei miei calciatori. Loro sono quelli che ci consentono di arrivare in fondo in maniera forte, la penso nello stesso modo di dicembre». Diversamente da Pallotta, a quanto pare. «Per me - dice in conferenza stampa il tecnico toscano - James voleva motivare i giocatori e difenderli mettendo un po’ in discussione l’operato dell’allenatore. Non fa una piega, sono io che ho la responsabilità unica e assoluta di quello che succede». In caso di fallimento, ha già la valigia pronta: «Il presidente si è preoccupato del mio futuro e mi ha fatto dire alcune cose da Baldissoni. Io ribadisco che se vinco rimango, se non vinco vado via. In un momento così, conta il risultato e non la lunghezza del contratto».