Coface stima crescita globale 2026 al 2,6%, revisioni al rialzo in Risk Review
Milano, 18 feb. - (Adnkronos) - L’andamento dell’economia globale si presenta eterogeneo in questo avvio di 2026. Lo conferma la Risk Review di Coface, tra i leader mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, in cui si prevede per quest’anno una crescita del +2,6%, un rallentamento minimo rispetto al +2,8% del 2025, che ha visto invece - nonostante le tensioni internazionali - un aumento del 3,9% del commercio mondiale. Alla luce di questo scenario, Coface ha rivisto 7 valutazioni rischio Paese (di cui 6 in positivo) e 9 valutazioni settoriali (di cui 7 in positivo).
Il 2025 ha seguito le aspettative, combinando turbolenze e stabilizzazione della crescita globale, e confermando la previsione iniziale di Coface di una crescita a +2,8%. Un risultato, si sottolinea, "solo in apparenza paradossale, che si spiega con due fattori principali. Il primo è che lo shock per l’economia mondiale non è stato paragonabile all’incertezza che lo ha preceduto, in particolare per quanto riguarda i dazi. Il secondo è la capacità di adattamento delle imprese, specialmente quelle più internazionalizzate, a conferma (se mai ce ne fosse bisogno) che la globalizzazione resta una dinamica forte, alimentata da forze potenti – e inesorabilmente interdipendenti".
Il 2026 è iniziato all’insegna di una opprimente incertezza, spesso in presenza di rischi consistenti. Si sono materializzati rischi geopolitici, come mostrano i recenti eventi in America Latina, Iran e Groenlandia. Sono emersi rischi finanziari sulla scia dei livelli di indebitamento e delle valutazioni degli asset in un contesto di tassi strutturalmente elevati. I rischi macroeconomici restano diffusi, tra le incognite della politica economica statunitense e la minaccia sempre presente di ulteriori scontri commerciali, mentre cresce la competizione internazionale e si indebolisce la cooperazione globale. Incombono rischi sociali e politici su diversi Paesi, con un profondo malcontento in fasce sempre più ampie della popolazione, particolarmente in Europa. E non vanno dimenticati i rischi di carattere sanitario e climatico, sempre più diffusi e intensi.
Le prospettive dell’economia mondiale restano disomogenee. Negli Stati Uniti, la crescita prevista è di +2,2%, sostenuta da solidi consumi nonostante il marcato aumento dei fallimenti nella seconda metà del 2025 (+15%). Nell’area euro, l’attività dovrebbe attestarsi intorno a +1%, trainata dal rimbalzo della Germania grazie a un importante piano di investimenti, mentre la Francia – frenata da un deficit pubblico ostinatamente sopra il 5% del PIL – dovrebbe stabilizzarsi intorno a +0,9%. L’Europa centrale mostra una dinamica ben più robusta, a cominciare dalla Polonia (+3,8%). In Asia, il rallentamento della Cina a +4,4% peserà sulla dinamica regionale, mentre il Sud-est asiatico presenta una resilienza non uniforme. L’India conferma il suo ruolo di propulsore della crescita globale, sostenuta da una forte domanda interna e da politiche pubbliche proattive, con una previsione di crescita di +6,1%.
In questo contesto, si prevede un calo dei prezzi del petrolio dai 68 dollari al barile del Brent nel 2025 a circa 60 dollari, effetto di una domanda moderata e di un aumento significativo dell’offerta. Anche se sono possibili episodi di volatilità innescati da dinamiche geopolitiche, i prezzi dell’energia dovrebbero avere un impatto relativamente neutro sull’inflazione, che continua ad attenuarsi nella maggior parte delle regioni.
Come detto lo scorso anno il commercio mondiale - nonostante le tensioni tariffarie - è cresciuto del 3,9% grazie a importazioni USA molto consistenti e a un aumento dei dazi doganali statunitensi che si è rivelato minore del previsto. Il tasso medio effettivo dei dazi si è infatti attestato al 9,4% a novembre, contro il 36% paventato nel momento di massima tensione con la Cina.
Il Vietnam è stato il maggiore beneficiario della riorganizzazione delle catene del valore (+43% di aumento delle importazioni negli USA nel periodo gennaio–novembre 2025), mentre l’Europa ha stabilizzato il suo commercio estero. Per il 2026 è previsto un graduale rallentamento, in linea con il calo dei noli marittimi dovuto all’eccesso di capacità e alla possibile riapertura di rotte marittime tradizionali.
Le revisioni del 'rischio paese' vedono 7 variazioni, di cui 6 in positivo (Cile, Polonia, Svezia, Cipro, Barbados , Ecuador) e una in negativo, per il Senegal dal momento che "le deviazioni dagli obiettivi di bilancio e l’insostenibilità del debito complicano il dialogo con il FMI".
"Viviamo in un'epoca in cui la velocità del cambiamento supera ormai la capacità di anticiparlo con precisione, e in cui certezze che sembravano solide si rivelano, giorno dopo giorno, più fragili del previsto - dichiara Xavier Durand, CEO di Coface. Il 2026 è iniziato con una sensazione di complessità che non è passeggera ma strutturale. Rischi geopolitici, finanziari, sociali e climatici si sommano e si intrecciano, rendendo il contesto globale meno lineare di quanto potessimo sperare. Eppure, al di là del rumore di fondo, un dato resta inequivocabile: il commercio globale non è in ritirata, si sta reinventando. Le economie rimangono profondamente interdipendenti, gli scambi continuano a crescere e le catene del valore, pur ridisegnandosi sotto la pressione di dazi, tensioni geopolitiche e nuove geografie produttive, non si spezzano. La globalizzazione, nonostante tutto, dimostra ancora una volta una resilienza che molti avevano dato per esaurita. Per le imprese che sapranno leggere questa trasformazione con lucidità strategica e capacità di adattamento ciò vorrà dire non solo rischi da gestire, ma anche opportunità concrete da cogliere.»