Ucraina: Dodaro (Enea), 'radioattività da piscine Chernobyl? Scommetto su tenuta'

Roma, 11 mar. (Adnkronos) - Dopo i bombardamenti sulla centrale di Zaporizhzhia, l'operatore di Stato ucraino che si occupa della gestione delle centrali nucleari del Paese, Energoatom ha allertato che l'assenza di corrente elettrica a Chernobyl potrebbe non consentire al combustibile esausto il corretto raffreddamento nelle piscine provocando la fuoriuscita di radiazioni. L'Aiea ha invece tranquillizzato su questo punto. Nel frattempo è continuata la corsa all'accaparramento di pillole di iodio. Alessandro Dodaro, direttore del dipartimento fusione e sicurezza nucleare dell'Enea, è intervenuto su questi temi con l'Adnkronos: "La teoria dice che l'acqua viene riscaldata da questo combustibile esausto e che non dovrebbe superare i 60 gradi, perché non c'è abbastanza calore. Ma per cominciare ad evaporare, l'acqua deve superare i 100 gradi". Può arrivare a questa temperatura? "Se la corrente mancasse per settimane o mesi potrebbe esserci una possibilità che l'acqua si scaldi oltre i 60 gradi, fatto questo non impossibile dato che in fisica non esiste la possibilità zero", risponde.

"Perché si possa pensare ad un rilascio di radioattività, il combustibile esausto dovrebbe scaldarsi, fare evaporare l'acqua dalla piscina, restare senza protezione o alcun raffreddamento fino a rompersi. Ma è una eventualità che raccontiamo per dovere di scienza. Io scommetterei sulla tenuta". Criticità sulle altre centrali in funzione in Ucraina? "A meno he non decidono di bombardarle o distruggerle o sabotarle, non ci sono rischi per l'ambiente. Ma anche in caso di bombardamento non è detto che non tengano. Dipende da quanto ci si mettono di impegno. Piuttosto - conclude Dodaro - invito la popolazione a non ricorrere a pillole di iodio. Hanno senso solo quelle distribuite dalla Autorità fatte apposta per saturare la tiroide e non assorbire altro iodio in caso di nube radioattiva. Quelle acquistate dai cittadini non hanno senso, possono essere nocive".

  

(di Roberta Lanzara)