Al via nelle farmacie campagna su malattie reumatologiche

Roma, 9 ott. (Adnkronos Salute) - L’emergenza Covid-19 e le restrizioni imposte per contrastarla hanno avuto un effetto negativo sulle diagnosi delle patologie reumatologiche che, a livello nazionale, negli ultimi 6 mesi a partire dal 31 gennaio sono diminuite del 39,8% rispetto al 2019. Addirittura nell’area Sud e Sicilia il calo delle diagnosi nei primi 6 mesi dell’anno è stato pari al 69,6%, come dimostrano i dati della ricerca "Vivere con una patologia reumatologica", presentati oggi durante il webinar "Covid-19: impatto sulle persone e modelli organizzativi". In questo scenario si inserisce la campagna "Reuma che? Parlane con il tuo farmacista", organizzata dall’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr Aps) in partnership con Federfarma e Federfarma Lombardia, che partirà il 20 ottobre e rimarrà attiva fino a fine anno.

"Con questa campagna - spiega Antonella Celano, presidente Apmarr Aps - vogliamo lanciare un messaggio fondamentale ai cittadini che possiamo tradurre nello slogan 'conoscere per riconoscere': più informazione e conoscenza sulle patologie reumatologiche significa avere la possibilità di poter fare un maggior numero di diagnosi precoci. A partire dal 20 ottobre invito pertanto tutti i cittadini ad andare nelle farmacie italiane per togliersi tutti i dubbi che hanno in merito alle patologie reumatologiche, troveranno farmacisti pronti ad aiutarli, consigliandoli e indirizzandoli verso il miglior percorso di diagnosi e cura".

  

"Partecipando a questa iniziativa le farmacie -afferma Marco Cossolo - presidente Federfarma - metteranno a disposizione dei cittadini tutta la loro professionalità per informarli sulle malattie reumatologiche e sull’importanza di una diagnosi precoce per trattarle nella maniera più adeguata. La farmacia si conferma punto di riferimento essenziale sul territorio nel campo dell’educazione sanitaria. Coloro che sono affetti da patologie rare, così come i cronici e gli anziani, rientrano nella categoria dei pazienti fragili ai quali da sempre la farmacia rivolge particolare attenzione per agevolarli, offrendo servizi che facilitano l’accesso alle prestazioni sanitarie, pensiamo ad esempio alla telemedicina. Tutto questo - prosegue - si inscrive in un processo più ampio: come ha dimostrato l’emergenza Covid, la farmacia si sta rapidamente evolvendo verso un modello di farmacia di relazione, incentrata sul cittadino e su tutte le sue esigenze di salute".

"L’emergenza sanitaria ha reso più difficile l’accesso a ospedali e Asl da parte dei pazienti -spiega Alfredo Procaccini, vicepresidente Federfarma -. Le farmacie hanno fatto fronte a queste difficoltà, garantendo la disponibilità di tutti i farmaci e dei prodotti sanitari necessari alla popolazione e dimostrando così di essere un presidio di prossimità fondamentale, sempre accessibile. In quest’ottica Federfarma è pronta a collaborare con istituzioni e associazioni dei pazienti per dare risposte sempre più adeguate ai pazienti, sia sul fronte della prevenzione che della dispensazione dei farmaci".

"Le farmacie durante il periodo di emergenza si sono prodigate per dare sostegno a tutti e soprattutto a chi soffre di patologie croniche - spiega Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia-. Per i farmaci distribuibili dalle farmacie si è fatto il possibile e anche un po’ di più per consentire al paziente di avere il suo medicinale: per questo motivo, insistiamo sulla necessità di rendere disponibili tutti i farmaci nelle farmacie capillarmente distribuite sul territorio e di facile accesso per tutti i cittadini”.

"La fase più critica della pandemia ha dimostrato la debolezza di un sistema che esclude il territorio da una completa presa in carico del paziente affetto da malattie croniche - dichiara Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi) - . In troppi casi limitare la distribuzione e la prescrizione del farmaco alle strutture del Ssn, spesso lontane dal domicilio del paziente e con orari di accesso limitati, ha determinato gravi difficoltà nella prosecuzione delle cure e nel follow up dei pazienti. Il caso delle malattie reumatologiche è un esempio di queste criticità, che possono essere superate se si crea una continuità delle cure tra centro specialistico e rete territoriale, una condivisione delle informazioni e un ricorso sempre più diffuso a supporti tecnologici come il teleconsulto e le altre prestazioni della telemedicina".

Un altro aspetto lasciato in eredità dall’emergenza sanitaria riguarda il contatto dei pazienti con il proprio specialista reumatologo: più di 4 persone su 10 (41,3%) hanno infatti trovato delle difficoltà e nel 5,1% dei casi addirittura non sono riuscite a mettersi in contatto con il proprio reumatologo di riferimento. "Purtroppo credo che il problema maggiore in questo drammatico periodo sia quello legato alla diagnosi delle malattie reumatologiche", chiarisce Roberto Caporali, direttore del Dipartimento di Reumatologia dell’Asst Pini Cto di Milano e professore di reumatologia presso l’Università degli Studi di Milano. "La diagnosi precoce è essenziale per poter incidere in modo significativo sulla possibilità dei pazienti di raggiungere la remissione e ridurre l’impatto della disabilità: questo, in molti casi, non è stato possibile durante la pandemia e dovremo lavorare molto per recuperare questo gap".

L’effetto Covid-19 ha dunque inciso in maniera importante sulle condizioni di salute degli oltre 5 milioni di italiani affetti da una delle oltre 150 patologie reumatologiche. "Il dato sicuramente più preoccupante emerso dalla ricerca - dichiara Matteo Santopietro, psicologo e managing director di WeResearch - è che il 44,2% delle persone intervistate, affette da patologie reumatologiche, ha dichiarato un peggioramento della propria condizione generale di salute dovuto all’emergenza Covid-19, in particolare psicologica. I sintomi più frequenti sono stati: depressione ed elevati livelli di ansia a causa del forte stress emotivo. Il malessere psicologico ha causato effetti diretti nel peggioramento dei sintomi della malattia reumatologica oltre ad altri effetti correlati come ad esempio l’insonnia. E l’isolamento forzato dovuto al lockdown - conclude - ha fatto mancare alle persone quel sostegno sociale che è fondamentale per il benessere psicologico di ognuno di noi e in particolar modo per chi è affetto da qualche patologia cronica".