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L'esposto dell'ex manager

Raggi pizzicata dalle microspie? Parli così anche in pubblico

Quello sfogo sulla pulizia della città meglio della difesa "politica" di quel che invece è indifendibile

Virginia Raggi

Nei colloqui privati finalmente un sindaco che batte i pugni sul tavolo e che ammette le condizioni di Roma

Chiedo subito scusa ai lettori de Il Tempo per il titolo un po' forte (“I romani alla finestra vedono merda”) in prima pagina. Non mi piacciono le parolacce e vorrei non usarle, ma quel virgolettato non è mio. E' stato usato in un colloquio registrato a sua insaputa dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Non ho trovato il modo di tradurlo e renderlo più digeribile, anche perché la prima cittadina della capitale ha reso in modo efficacissimo l'impressione che i suoi cittadini hanno della pulizia in gran parte di Roma. In qualche modo quella frase un po' rude ci dice forse per la prima volta in modo chiaro che la Raggi non vive sulla luna, ma è ben cosciente delle condizioni pessime in cui versa la città che amministra. Quel colloquio registrato è stato pubblicato ieri- insieme a un altro passaggio- da L'Espresso ed è entrato in fretta e furia nella polemica politica quotidiana come atto di accusa alla sindaca. Avendo ascoltato l'uno e l'altro spezzone di audio personalmente ho avuto la sensazione opposta. La registrazione è stata fatta in segreto dalla persona con cui la Raggi stava parlando: l'ex amministratore delegato di Ama, Lorenzo Bagnacani. C'erano problemi di bilancio alla società che dovrebbe tenere pulita la città e raccogliere i rifiuti e probabilmente il manager aveva chiesto un aumento della relativa tariffa pagata dai romani. Riporto qui esattamente come è stata la risposta data dalla sindaca al suo amministratore: “Io oggi non posso aumentare la Tari. Perché se i romani vedono..., grazie anche ai sindacati e agli operai che non hanno voglia di fare, si affacciano... e vedono la merda in città, in alcune zone purtroppo è così, in altre è pulito... ma quando gli dico la città è sporca, però ti aumento la Tari, mettono la città a ferro e fuoco. Altro che gilet gialli!”. Il discorso per quanto pronunciato in privato (in pubblico non ho mai sentito tanta chiarezza dalla sindaca) non fa una grinza: i romani già oggi pagano probabilmente la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti più alta di Italia e in cambio ricevono uno dei servizi più scadenti della penisola.

Un altro spezzone di audio di quel colloquio- avvenuto però alla presenza di altri personaggi del Comune di Roma fra cui il capo dell'avvocatura cittadina- riguardava un contrasto fra la Raggi e il suo manager sulle poste di bilancio dell'Ama. Viene interpretato come indebita pressione della sindaca sull'amministratore, ma bisogna tenere presente che il comune di Roma è proprietario al 100% della società di raccolta rifiuti e che ha il diritto di cambiare il suo consiglio di amministrazione se non gode più della fiducia dell'azionista e anche di contestare il bilancio della municipalizzata, cosa che avrebbe a pieno diritto fatto il giorno dell'assemblea probabilmente bocciandolo.

Alla Raggi, di cui ha chiesto le dimissioni Matteo Salvini in una giornata assai complicata fra Lega e M5s dopo l'avviso di garanzia per corruzione inviato al sottosegretario leghista ai Trasporti Armando Siri, semmai si può eccepire la tardività di quella presa di coscienza sulle condizioni di Roma. E pure il fatto di non avere avviato per tempo una operazione verità sulla situazione dell'Ama e della raccolta rifiuti. Siamo ormai a quasi tre anni di governo della città, e chi la guida deve prendersi le sue responsabilità senza più fare riferimento a chi è venuto prima e senza rifugiarsi nella solita cantilena su Mafia capitale. La Raggi è stata votata dai romani proprio per staccare da quel passato, ma anche per avere amministrata decentemente la propria città operando scelte che poi non vengano cambiate ogni tre minuti.

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