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      <video:description>Matteo Salvini rispedisce al mittente le accuse del premier Giuseppe Conte alla sanità lombarda per la diffusione del coronavirus dal focolaio di Codogno. E lo fa svelando un retroscena. &quot;A livello centrale io mi aspetto una risposta che mandi più medici, più infermieri, più &apos;risponditori&apos; al telefono che non qualcuno che di notte dica &apos;è colpa dei medici lombardi&apos;. Su questo mi risulta che al presidente del Consiglio siano arrivate rimostranze non solo dai sindaci e dai governatori ma sia arrivato un segnale di maggior cautela anche da piani ben superiori&quot;. Un messaggio dall&apos;alto, lanciato nel mezzo dal leader leghista nel corso della conferenza stampa in Senato &quot;Coronavirus: le proposte della Lega a tutela di famiglie e imprese&quot;. &quot;È chiaro che i 20 milioni stanziati dal governo e i 200 milioni ipotizzati dall’Unione europea non sono neanche lontanamente vicini una cifra stimata, sperando che il contagio sia contenuto, pari a 10 miliardi. 20 milioni forse servono solo a una parte della popolazione di Codogno&quot;, ha detto poi Salvini sui costi dell&apos;emergenza da Covid-19.</video:description>
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      <video:description>«La svanghiamo, pare». Nei corridoi di Montecitorio, dopo la tensione dei giorni scorsi, si torna a respirare. Il Governo non cadrà sulla prescrizione. Non adesso, almeno. Lo scontro, infatti, è solo rimandato. Dopo gli ultimatum arrivati da Matteo Renzi, palazzo Chigi prova a sminare il campo decidendo di non «forzare»: nessun emendamento con il lodo Conte bis viene presentato al decreto Milleproroghe. La mediazione su cui sono d’accordo M5S, Pd e Leu diventerà oggetto di un disegno di legge che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri già giovedì, insieme al disegno di legge delega che contiene la riforma del processo penale. Renzi esulta. «La decisione del Governo di non inserire il Lodo Conte sulla prescrizione nel Mille Proroghe mi sembra un gesto di buon senso, che evita forzature e spaccature. Lo apprezzo. Quando arriverà la legge sulla prescrizione in Aula noi voteremo coerenti con le nostre idee e il garantismo che ci caratterizza», mette nero su bianco sui social. La tensione, insomma, resta alta. Rimessa (per il momento) nel cassetto la mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli Alfonso Bonafede, il leader di Iv rimane fermo sulle sue opposizioni: giovedì in Consiglio dei ministri, confida ai suoi, «voteremo a favore della riforma del processo penale e contro al ddl con il lodo Conte bis». È una tregua destinata a durare 48 ore insomma. In realtà la spaccatura interna alla maggioranza viene fotografata nella sala del Mappamondo di Montecitorio, dove le commissioni Bilancio e Affari costituzionali esaminano il decreto Milleproroghe. I giallorossi traballano già quando Iv vota insieme a Lega, FI e FdI un emendamento a prima firma Magi che prevede la sospensione fino al 31 dicembre 2023 della legge Bonafede sulla prescrizione. La proposta di modifica viene bocciata sul filo, con i voti contrari di Pd e M5S (44) e i voti favorevoli (42) dei renziani uniti a quelli delle opposizioni. Il margine sarebbe più ampio in realtà, ma dei problemi tecnici sulle deleghe per gli assenti da sostitu...</video:description>
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      <video:description>&quot;Grazie a chi sta twittando #iostoconSalvini, addirittura primo nelle tendenze italiane. Sento forte il vostro affetto&quot;. Così il leader della Lega Matteo Salvini interviene sui social a poche ore dal voto sul caso Gregoretti. Su Twitter l&apos;hashtag lanciato martedì sera da dirigenti, militanti e sostenitori della Lega per dire no al processo contro l&apos;ex ministro degli Interni è diventato primo nelle tendenze italiane. &quot;Ritengo di aver difeso la mia Patria - dichiara il leader della Lega intervenendo in Senato prima del voto - Non chiedo un premio ma se ci deve essere un processo che ci sia. Non andrò a difendermi ma a rivendicare con orgoglio quello che collegialmente abbiamo fatto per l&apos;Italia&quot;.  Dopo l&apos;intervento applausi e senatori del centrodestra in processione dal leghista: in tanti hanno voluto stringere la mano al leader del Carroccio. &quot;Usciamo da quest&apos;aula - ha concluso Salvini - Facciamolo decidere a un giudice se sono un pericoloso criminale&quot;. Poco prima aveva dichiarato di essere &quot;stufo di impegnare quest&apos;aula con il caso Diciotti, Gregoretti, Open arms e chissà quanti altri ne arriveranno su una questione per me talmente ovvia&quot;. La bagarre è esplosa quando Salvini aveva dichiarato di aver paura non per sé ma per i suoi figli. &quot;Vergogna&quot;, &quot;Taci&quot;, &quot;Lascia stare i bambini&quot; hanno gridato subito dalla maggioranza. &quot;Vuol dire che non avete un figlio che stamattina vi ha scritto Forza papà.&quot; I toni si sono alzati per qualche minuto e Salvini ha detto rivolgendosi alla Casellati &quot;Presidente io perdo la pazienza&quot;. &quot;Nessuno in quest&apos;aula è stato interrotto, c&apos;è stato rispetto per l&apos;opinione di tutti&quot;. &quot;È un&apos;aula strana - ha poi replicato - Quello nervoso dovrei essere io ma sono nervosi dall&apos;altra parte&quot;. Per approfondire leggi anche: La Lega non vota contro Matteo</video:description>
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      <video:description>La guerra sulla prescrizione continua. Il premier Giuseppe Conte avverte Matteo Renzi: &quot;I ministri Italia viva disertano il Consiglio dei ministri? L&apos;assenza è ingiustificata&quot;. Il Presidente del Consiglio interviene al 73° anniversario della fondazione dell’Ucid (Unione Cristiana imprenditori e dirigenti) a Palazzo Alfieri a Roma e bacchetta Italia Viva. Il leader di Iv insiste nel no al lodo bis sulla prescrizione e la tensione sale. &quot;Se le ministre renziane non verranno al Cdm sarà ingiustificato&quot; dichiara Conte. (Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev) Per approfondire leggi anche: Ma il governo è bloccato su tutto</video:description>
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      <video:description>Matteo Salvini evoca l&apos;Italexit. E cambia registro rispetto all&apos;ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti e alla svolta moderata. &quot;O l&apos;Europa cambia o non ha più senso di esistere. O si sta dentro cambiando le regole di questa Europa oppure, come mi ha detto un pescatore di Bagnara Calabra, ragazzi, facciamo gli inglesi. O le regole cambiano o è inutile stare in una gabbia dove ti impediscono di fare il pescatore, il medico e il ricercatore&quot; ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, durante una diretta Facebook. Concetto ribadito, seppur con qualche smussatura, con i cronisti durante il tesseramento 2020 della Lega a Milano. &quot;O l’Europa cambia o muore. È quello che dice anche Giorgetti, stiamo lavorando come matti per cambiare alcune regole europee a partire dal prossimo bilancio che tutti riconoscono come dannoso per l’Italia e italiani&quot;, dice Salvini. Giorgetti aveva detto: &quot;Se dico che non usciamo non usciamo (dall&apos;Europa, ndr) Punto&quot;. Ma, precisa il leader del Carroccio, &quot;se queste regole europee cambiano, bene. Altrimenti non si può morire soffocati in una gabbia&quot;. E ancora: &quot;Continuiamo a dire testardamente da anni le stesse cose: lavoriamo per cambiare l’Europa da dentro, per cambiare le regole europee sull’immigrazione, le tasse, il commercio e l’agricoltura. O l’Europa cambia o non ha più senso. Gli inglesi hanno fatto la loro scelta, noi stiamo cercando di cambiare le regole, par‪e che ‬nessuno a Bruxelles però voglia cambiarle, poi i popoli scelgono&quot;. Il problema è se &quot;se devi chiedere per la quindicesima volta quello che è il tuo diritto, perché non stiamo chiedendo un privilegio per l’Italia, ma pari dignità. Stiamo lavorando per cambiare le regole da dentro. Se uno ti dice no e ti prende a pernacchie, poi il popolo fa le sue scelte&quot;.</video:description>
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      <video:description>Torna il Superpodio della settimana de Il Tempo, la videorubrica dedicata al peggio della politica. Spazio in questa puntata al commissario per gli Affari economici della Ue, Paolo Gentiloni, che ha lanciato un tavolo di lavoro per rivedere gli assurdi vincoli continentali sul bilancio degli Stati. Un&apos;idea che, però, nella settimana che ha sancito l&apos;ufficializzazione della Brexit, sembra essere arrivata fuori tempo massimo. Tocca poi a Clemente Mastella, dimessosi da sindaco di Benevento a causa del &quot;tradimento&quot; di alcuni consiglieri della sua maggioranza. Di certo, il leader dell&apos;Udeur qualche esperienza di trasformismo ce l&apos;ha anche nel suo curriculum. Quindi, chi la fa l&apos;aspetti... Per approfondire leggi anche: Anche Bonafede al Sanremo del Tempo. E il processo diventa... senza fine Ma questa è soprattutto la settimana della supergaffe delle Sardine, che si sono fatte immortalare con Luciano Benetton e hanno provocato un putiferio, con venti di scissione dal gruppo romano e critiche da centinaia di attivisti. Come dire, finché c&apos;era da prendersela con Salvini, tutto facile. Poi, al momento di passare dalla protesta alla proposta, qualcosa è andato storto. Per approfondire leggi anche: Comincia Sanremo e Conte canta... parole parole parole Ma, nella settimana del festival di Sanremo, torna anche l&apos;appuntamento con i politici cantanti. Cosa avrebbe intonato il leader della Lega Matteo Salvini se si fosse esibito sul palco dell&apos;Ariston? Scopritelo nel video! Buona visione e arrivederci alla prossima puntata!</video:description>
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      <video:description>Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede non cede sulla riforma della prescrizione. Ha detto che non ha intenzione di cedere ai ricatti di Matteo Renzi e della sua Italia Viva. Per approfondire leggi anche: Comincia Sanremo e il premier Conte canta: &quot;Parole parole parole...&quot; Il governo trema, ma per fortuna c&apos;è il festival di Sanremo che distrae gli italiani. Ma cosa accadrebbe se i nostri politici fossero chiamati a declamare sul palco del teatro Ariston le proprie strategie politiche? A Il Tempo ce lo siamo chiesti e abbiamo improvvisato la risposta. Il Guardasigilli, al cospetto di Amadeus, probabilmente interpreterebbe un classico di Gino Paoli, &quot;Senza fine&quot;. Chiaramente, riadattato all&apos;attualità politica. Come suonerebbe? Ascoltatelo nel video! Per approfondire leggi anche: Salvini sa chi vince Sanremo. Ma come l&apos;ha scoperto?</video:description>
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      <video:description>La tributarista piemontese Eleonora Isopo ricorda: da gennaio le visite bisogna pagarle col POS. Lei usa un modo simpatico per ricordarlo ai clienti sulle note musicali del suo canale TikTok. Ma l&apos;avvertenza è importante per tutti i contribuenti. Dal primo giorno del 2020 infatti se si pagano in contanti esami medici e visite con professionisti come ricoveri e operazioni in strutture, studi e cliniche NON convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non sarà più possibile detrarre quelle spese dalla dichiarazione dei redditi annuale.  Per poterlo fare bisognerà saldare il dovuto con il POS, quindi con il classico bancomat o con le carte di credito e di debito, altrimenti il fisco non riconoscerà la detrazione dalle tasse annuali da pagare. Per i pazienti basta ricordarsene e fare se necessario la voce grossa con i professori o con le segreterie amministrative: per legge tutti debbono essere dotati del POS per garantire pagamenti telematici</video:description>
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      <video:description>La nuova prescrizione prende fischi da tutti. Penalisti in rivolta, ma anche il capo dei pm. All&apos;inaugurazione dell&apos;anno giudiziario a Milano a prendersi schiaffoni sono stati il membro del Csm Piercamillo Davigo e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Entrambi per avere difeso la nuova legge sulla prescrizione, ma Davigo anche per un recente video pubblicato prima di tutti proprio da Il Tempo sulle pene per un uxoricidio secondo lui inferiori ai problemi di un divorzio. Fatto sta che quando l&apos;ex pm di Mani Pulite ora capocorrente eletto nel parlamentino dei magistrati prende la parola, tutti gli avvocati escono clamorosamente dall&apos;aula seventolandogli in faccia articoli della Costituzione italiana. Fuori poi spiegheranno i contenuti della clamorosa protesta. Ma anche Bonafede deve sentirsi le sue. E non dai penalisti, che già gliene hanno dette di tutti i colori. Ma dal massimo rappresentante dei magistrati presente alla cerimonia: il procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso. Secondo l&apos;altissimo magistrato la riforma Bonafede &quot;presenta seri rischi di incostituzionalità e viola l&apos;art. 111 della Costituzione, con il quale confligge, quanto agli effetti, incidendo sulla garanzia costituzionale della ragionevole durata del processo&quot;</video:description>
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