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      <video:description>Ecco un passaggio della puntata de L&apos;Abitacolo del 25 aprile, con a bordo il sindaco di Roma Virginia Raggi. A lei il conduttore Franco Bechis ha chiesto se il sindaco di una città così grande è lui stesso un potere &quot;forte&quot;. E la risposta è stata negativa, spiegando che di testa sua può decidere ben poco. E sostenendo che è pure un bene che sia così</video:description>
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      <video:description>Questa volta su L&apos;Abitacolo sale uno della nostra squadra: Federico Palmaroli. Detta così, nove su dieci si chiederanno: “Ah, e chi è?”. Allora lo ridiciamo con il suo nome d&apos;arte, così tutti possono capire: “Osho”, il vignettista, il re dei meme che ogni mattina fa ridere la prima pagina de Il Tempo. Quando sei diventato Osho? &quot;Il 23 febbraio del 2015. Ma ho iniziato a prendere in giro la politica al terzo anno di attività, nel 2017, subito dopo che avevo vinto il premio della satira. Fu però una scelta forzata, perché ebbi dei problemi con la fondazione Osho, e così ho dovuto virare sulla politica&quot;. Tu parti dalla foto che trovi e magari parla da sé o dalla battuta che è venuta a te e poi vi adatti una foto? &quot;Dipende. Se ho una battuta “calla”, vado a cercare la foto che possa agganciarla bene. Altre volte l&apos;idea nasce dalla foto stessa sull&apos;argomento politico del giorno&quot;. E come le prendono le tue vignette i diretti interessati? &quot;Mi seguono, qualcuno si diverte...&quot;. Altri meno. In un caso sappiamo entrambi che il diretto interessato - Luigi Di Maio - non l&apos;ha presa benissimo e non ce l&apos;ha nascosto nei suoi messaggi di primo mattino... &quot;Sì, direi proprio che non gli è piaciuta. Ma era una vignetta sulla sua fidanzata, lui contestava la foto che per altro non era fatta da noi, ma pubblicata da un settimanale e ripresa da tutti. Non è stata gradita per niente proprio. Ma sinceramente ho fatto ben di peggio. Ti è capitato che qualcun altro si arrabbiasse così? &quot;No, non mi è mai capitato. Se anche l&apos;hanno presa male, non mi hanno manifestato un&apos;esplosione di rabbia così. Tendenzialmente però credo che per fare ridere non bisogna essere necessariamente pesanti. Ho preso molto di mira Paolo Gentiloni. Perché aveva delle pose che mi chiamavano la battuta. In un&apos;intervista invocai Gentiloni premier a vita perché temevo di perdere una fonte di ispirazione notevole. Ovviamente mi hanno appiccicato subito l&apos;etichetta di piddino. Poi quella opposta. Perfino che fossi di Casapound. Semplicemente non sono di sinistra...</video:description>
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      <video:description>Quando nel 2014 iniziò L’Abitacolo, la web trasmissione che da allora conduco all’interno di una Smart, fra i primi a salirvi a bordo ci fu uno dei deputati più giovani dell’epoca: Luigi Di Maio, del M5s. Anche l’edizione 2019 con ospite a bordo della &quot;Smart-tv&quot; parte con uno dei più giovani parlamentar M5s,ritenuto un &quot;Di Maio in provetta&quot;: Luca Carabetta, piemontese, classe 1991. Carabetta prima racconta la sua storia personale, e l’esperienza di giovanissimo fondatore di alcune start up, fra cui una informatica che lavora con un gruppo lombardo e un’altra a vocazione più sociale e pre-politica. In Parlamento da politico segue quella stessa vocazione, facendo il vicepresidente della commissione attività produttive: «Lì imparo tanto e ascolto la realtà, cercando di capire i bisogni degli imprenditori e di ciascuna associazione professionale», spiega Carabetta. Un po’ frustrato perché di quel lavoro non riesce quasi mai a parlare: «Il 4 marzo scorso a Torino, la mia città, presentavamo il fondo nazionale innovazione, che parte con un miliardo di euro per andare a due e tre miliardi nel triennio proprio per dare una mano alle nuove imprese. Avevamo lì tutti gli operatori del settore ad ascoltare. Uscito sono stato attorniato dai giornalisti. Non mi hanno chiesto nulla di quello. Ma solo la consueta domanda sulla Tav...». Carabetta si stupisce, ma è anche vero che lui pur così azzimato, con look da bocconiano è un no-Tav... «Vero, arrivo dalla val di Susa. Lì ci sono tante anime. Ma non è solo ideologia o questione di numeri. Ad esempio mio nonno, che mi dice che cavolo, lui deve stare lì per 15 anni in mezzo ai cantieri, solo caos e la prospettiva di respirare chissà che cosa. Bisognerebbe vedere e capire sempre cosa vive la popolazione locale...». A proposito di Tav... «Ok, arriva la domanda... Rispondo semplice: da tempo ne discutiamo. E sono certo che arriveremo a una quadra...». Sicuro che sarà così lineare? «Allora diciamo che arriveremo a una storta...». Litigate così tanto come appare con i leader p...</video:description>
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      <video:description>Più di un pensionato è rimasto sorpreso in questo mese di aprile dalla comunicazione Inps allegata all&apos;assegno dovuto. Perché si taglia loro l&apos;importo a modo di conguaglio per quanto ricevuto in più del dovuto nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2019. Si capisce il malumore, ma lo scherzetto è dovuto alla magica Inps di Tito Boeri che nonostante da decenni si vanti di essere super informatizzata, non è stata in grado di applicare da gennaio le nuove regole sulla indicizzazione delle pensioni stabilite dalla legge di bilancio a dicembre. Così ha fatto scattare per tutti un aumento dell&apos;1,1% (il costo della vita 2018 stabilito per decreto) che però era dovuto solo ad alcuni (quelli con le pensioni fino a tre volte il minimo, quindi al di sotto dei 1.500 euro mensili). Sulle giuste lamentele dei pensionati che non erano stati preparati e informati adeguatamente su quel che sarebbe avvenuto si sono fiondati molti politici, sostenendo che questo dimostra come il governo per finanziare &quot;quota 100&quot; abbia tagliato tutte le pensioni anche basse. Questo fatto che viene ripetuto in tv spesso, è falso. Innanzitutto non di tagli si parla, ma di lievi aumenti per recuperare il potere di acquisto perso con l&apos;inflazione. Questi aumenti erano razionati da norme in vigore dal 2014 varate prim a da Enrico Letta, poi confermate da Matteo Renzi e infine da Paolo Gentiloni, quindi da tutti i governi Pd. Rispetto a loro oggi i pensionati italiani vengono trattati meglio dall&apos;esecutivo di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Perché tutti gli assegni fino a 4.500 euro vengono rivalutati più di quel che avveniva con quei governi: fino a 1.500 euro recuperano tutta inflazione. A 2 mila euro recuperano quasi tutta l&apos;inflazione (il 95%), mentre fino all&apos;anno scorso quella percentuale era più bassa (90%). E così via, a 2.500, 3 mila, 3.500, 4 mila e 4.500 euro, dove il recupero è sempre di almeno 5 punti superiore all&apos;anno scorso. Solo da quel punto in su gli assegni aumentano, meno però di quanto sarebbero aumentati con i governi Pd. E ...</video:description>
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      <video:description>Il ministro Giovanni Tria è sotto attacco: lo vogliono mandare via. Lui ha spianato la strada cascando sulla classica buccia di banana. Che in questo caso porta il nome di Claudia Bugno, una collaboratrice che il ministro si è preso al ministero nell&apos;estate scorsa e che di settimana in settimana ha iniziato a sgomitare sempre di più, causando non pochi malumori in quel palazzo. La Bugno ha un compagno imprenditore che secondo rivelazioni giornalistiche avrebbe poi assunto il figliastro di Tria. Non una cosa elegantissima, e si capisce il malumore degli esponenti di maggioranza. E a dire il vero anche una storia un pizzico border line sotto il profilo del conflitto di interesse. Quelle critiche sono state prese male dal ministro, che si è sfogato in un colloquio con il Corriere lamentando addirittura la violazione della sua privacy. Protesta questa del tutto ingiustificata: un ministro deve rendere conto di cosa fa lui e di cosa fanno pure i suoi familiari. Per legge e per motivi di etica politica: se voleva la privacy, era meglio intraprendesse un altro mestiere. Per quanto adirato, il ministro però assicura che non farà passi indietro e sfida gli altri a cacciarlo , e poi &quot;vediamo come reagiscono i mercati&quot;. Ecco, anche questo non è grande argomento: se sostituissero il ministro dell&apos;Economia con il primo preso per strada, forse. Ma se ne fanno un altro che abbia il curriculum, non cambierebbe assolutamente nulla. D&apos;altra parte gli archivi della storia repubblicana sono pieni di ministri e politici che si ritenevano indispensabili e i cui nomi nessuno ricorda più. C&apos;è però un altro argomento su cui Tria non ha tutti i torti, ed è quello della firma sui decreti attuativi per i rimborsi dei risparmiatori truffati. In questo caso l&apos;obiezione del ministro dell&apos;Economia è fondata: per procedere al rimborso bisogna che qualcuno accerti che quel risparmiatore sia davvero truffato: o l&apos;Anac, o la Consob o la magistratura. Non basta dire di avere perso dei soldi con i propri investimenti per bussare alle porte de...</video:description>
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      <video:description>Non capita spesso, ma questa volta mi tocca dire grazie al sindaco di Roma, Virginia Raggi. Perché ha intuito prima di tutti noi che qualcosa di ben poco commendevole ci fosse nella gestione dei minori migranti nella capitale. E a dicembre scorso decise di stringere i cordoni della borsa e di sfrattare da una casa famiglia proprio la onlus Virtus Italia i cui massimi esponenti sono stati arrestati ieri da una operazione congiunta fra procura di Roma, vigili urbani e Questura cittadina. Quando la Raggi prese quella decisione fu attaccata violentemente da associazioni e da gruppi cattolici. Anche da qualche giornale come Famiglia cristiana e perfino dal Fatto quotidiano di Marco Travaglio. Invece aveva ragione lei, e l&apos;orrore che è venuto fuori con le intercettazioni dell&apos;inchiesta romana ancora di più fa capire il peso delle decisioni prese dalla sindaca della capitale. In quella onlus infatti i minori migranti e rom venivano accolti per garantirsi il pagamento del loro vitto e alloggio, e poi la notte stessa venivano buttati fuori dalla struttura in mezzo a una strada per incassare senza spendere nulla (nemmeno un pasto caldo). Con che cuore non si sa, ma venivano sollecitati a scappare verso il nulla anche bimbi di 10 anni. Se poi tornavano indietro disperati, quei santoni che li &quot;accoglievano&quot; se li riprendevano per istruire una nuova pratica di contributo...</video:description>
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      <video:description>L&apos;Ocse è arrivato in Italia e ha sentenziato con grande scandalo che questo paese è fermo all&apos;anno Duemila. Non ha ragione di indignarsi nessuno, perché è la verità. Ed è un bene che arrivi da un istiututo internazionale, perché in Italia è tabù parlarne. Immaginate un politico o un premier come Giuseppe Conte che dica la stessa cosa, e cioé che questo paese è immobilizzato da quando è entrato nell&apos;area euro (dal 2001 appunto). Sai le polemiche a pioggia! Eppure quel tema non è affatto peregrino: da quell&apos;anno l&apos;Italia è finita stabilmente in fondo alla classifica dei 28 paesi europei su tutti i suoi fondamentali macroeconomici. A seconda delle voci e degli anni è sempre fra il 24° e il 28° posto nelle performance ottenute. Ed è accaduto con premier che uno dopo l&apos;altro (Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, e lo stesso Conte) hanno tentato politiche economiche diverse e anche di molto. Ma tutte le ricette fin qui hanno sempre fallito, e non sono riuscite a cambiare quel corso delle cose. L&apos;Italia nell&apos;area dell&apos;euro non riesce a fare altro che arrancare. Colpa della moneta? All&apos;inizio sì, anche per il cambio non favorevole che trattò alla vigilia Prodi. Però quel problema dopo 20 anni non può essere più evocato, e la moneta in sè non è nè buona nè cattiva. Ma funzionale o non funzionale a un obiettivo. Avrebbe dovuto servire a tenere sotto controllo i fondamentali della economia italiana, e non l&apos;ha fatto: il debito è più grande di prima, il suo rapporto con il Pil costantemente peggiorato. Più della moneta quindi è il sistema di regole che l&apos;ha accompagnata, quelle sulla finanza pubblica come soprattutto quelle sul credito che hanno messo ko l&apos;Italia e non altri paesi. Regole ritagliate su altre economie, fra loro simili come quelle di Francia, Germania e molti paesi del centro Europa. Ma letali per un paese che ha uno scheletro del tutto diverso dagli altri con le centinaia di migliaia di pmi, imprese artigianali, familiari, partite Iva etc... Si è m...</video:description>
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