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      <video:description>Se c&apos;è una città abituata a fare i conti con il vento quella è Trieste, dove molti giorni all&apos;anno la bora soffia anche oltre i 100 km orari. Così su Il Tempo abbiamo chiesto al sindaco della città friulana, Roberto Dipiazza, perché da lui gli alberi non fanno strage, e a Roma cascano così frequentemente facendo danni anche gravissimi a cose e persone. Lui ci ha spiegato che la differenza è tutta nella natura degli alberi della capitale: a cascare sono soprattutto pini domestici e pini marittimi. A Roma abbondanti perché in gran parte piantati negli anni Trenta, come ornamento delle grandi opere del fascismo. Ne è pieno per questo il Forto italico, come la grande arteria della Cristoforo Colombo che conduce all&apos;Eur. E anche quartieri come Trieste la cui costruzione risale proprio a quegli anni. Ha ragione dunque il sindaco di Roma, Virginia Raggi quando sostiene che quegli alberi hanno radici in quella epoca, anche se è stata sommersa di critiche come avesse detto una castroneria. Quei pini non sono adatti all&apos;inserimento nell&apos;ambiente cittadino, perché per natura hanno radici che non cercano la profondità, ma riemergono alla ricerca della luce solare, anche riaffiorando dall&apos;asfalto. Sono fragili, ma l&apos;amministrazione della vita cittadina li ha resi ancora più instabili perché quelle radici spesso vengono tagliate per sistemare le strade e i marciapiedi o per fare lavori su tubature e cavi. Non solo: con la scarsità di risorse nelle casse comunali spesso non sono specialisti a prendersene cura e a fare la manutenzione. Così è stato compiuto un altro errore, potando quasi sempre i rami più vicini alla base del tronco che avrebbero bilanciato il peso della già vasta chioma. Esteticamente sono più gradevoli così, ma anche molto più pericolosi. Dopo troppi incidenti è giunto allora il momento delle maniere forti. Quegli alberi sono troppo grossi per essere estirpati e piantati altrove: non ci sarebbe mezzo di trasporto possibile. Bisogna allora abbatterli, infischiandosene delle proteste dei comitati cittadi...</video:description>
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      <video:description>L&apos;altro giorno ho visto entrare alla Camera dei deputati il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, inseguito da un nugolo di fotografi, cameramen e giornalisti. Ho pensato che bollisse in pentola qualcosa di grosso sulla giustizia. Invece gli chiedevano tutti: &quot;Ministro, secondo lei va espulsa Giulia Sarti?&quot;. L&apos;argomento mi è sembrato curioso: il ministro non c&apos;entra nulla con quella scelta, e il caso in sè riguarda eventuali bugie sulle restituzioni di parte della indennità parlamentare, quindi una vicenda tutta interna ai regolamenti del M5s. Ma già che ci sono avrei un suggerimento da dare sul taglio ai costi della politica. Le restituzioni grilline sono una nobile scelta personale di non volersi arricchire con la politica: da anni tagliano parte di quelle indennità e le versano a un fondo per il microcredito che fa prestiti (non regali) agevolati alle pmi. E&apos; una scelta personale di generosità, come lo sarebbe quella di chiunque volesse dare parte del proprio stipendio in beneficenza. Ma non fa diminuire di un centesimo i costi della Camera e del Senato, perché i contribuenti pagano comunque intero il loro stipendio. Tanto è che la dotazione annuale che il Tesoro versa alla Camera per pagare tutte queste spese in questi anni non è mai cambiata di un centesimo. Anche ora: era di 943 milioni e 160 mila euro nel 2018, è di 943 milioni e 160 mila euro anche nel 2019 e nel 2020. Per le tasche degli italiani non è cambiato nulla. Anche i vitalizi sono tagliati sulla carta, ma gli eventuali risparmi non sono conteggiati perché lo stesso Roberto Fico teme che gli ex possano vincere i ricorsi subiuto presentati (e quindi il taglio salterebbe). La scelta etica delle restituzioni aveva un valore simbolico finché i grillini stavano all&apos;opposizione. Ma ora comandano loro, e quindi sarebbe giusto tagliarli davvero questi costi, fare spendere di meno pure il contribuente che continua da anni a pagare la stessa cifra. Come? Con una legge che riduca le indennità per tutti, facendo diminuire così la dotazione del ...</video:description>
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      <video:description>Sono usciti i dati completi di Eurostat sul Pil 2018, e sono drammatici per l&apos;Italia. E&apos; ultima nell&apos;area dell&apos;euro, ultima in tutta Europa, ultima nel mondo occidentale. Negli ultimi 20 anni non c&apos;è neppure mai stata una distanza così marcata in classifica dalla penultima posizione. Inutile stare a discutere oggi di chi sia la responsabilità: il problema è proprio italiano, e non ha alcuna rilevanza il ciclo esterno. E&apos; necessaria una scossa per provare a invertire la tendenza. Non verrà dai provvedimenti in legge di bilancio, perché il reddito di cittadinanza è modesto e quota 100 rischia addirittura di essere depressiva (se non ci sono assunzioni al posto di chi esce, semplicemente si riduce il reddito in mano a chi lavorava e va in pensione anticipata). La sola arma che il governo ha è quella delle opere pubbliche. Invece di paralizzarsi sulla Tav che in ogni caso anche se abbandonata non darà risorse per fare altro e causerà nuovi guai, bisogna aprire subito cantieri con le risorse accantonate per la spesa in conto capitale. E&apos; la sola arma che il governo ha per fare girare il Pil. Ed è l&apos;unico scudo al golpe strisciante in corso, perché su questa strada i mercati ancora una volta proveranno a buttare giù l&apos;inquilino di palazzo Chigi, Giuseppe Conte.</video:description>
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      <video:description>C&apos;è una chicca nell&apos;ultimo libro di Matteo Renzi. Risale al 2016, in piena campagna referendaria. Qualcuno avvisa il premier italiano di un servizio in onda su Russia Today, la tv internazionale russa. Che scambia soistenitori di Renzi per suoi avversari e titola la manifestazione come fosse di protesta. Renzi si infuria e accende la linea rossa con il Cremlino. Chiama niente meno che Vladimir Putin per cambiare il titolo a un servizio di un tg. Quello trasecola, ma lo fa. Pensate voi se un premier giapponese o briuttanico avrebbe mai telefonato a Sergio Mattarella per una rettifica su un servizio di Rai International...</video:description>
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      <video:description>Secondo quello che mi hanno riferito autorevoli fonti dell&apos;uno e dell&apos;altro partito di maggioranza, fra Lega e M5s sarebbe stato sottoscritto una sorta di patto del diavolo, o patto della cicuta se si preferisce. Luigi Di Maio ha infatti avvisato Matteo Salvini di non essere in grado di fare votare ai suoi parlamentari i progetti di autonomia di Lombardia e del Veneto. Vero che è una bandiera della Lega e che stava pure nel patto gialloverde. Ma i numeri non ci sono, e non può soccorrere in questo nemmeno Forza Italia, dove tutti i parlamentari del Sud sono contrari. In cambio M5s non si opporrà ai lavori della Tav, sia pure con un progetto riveduto, corretto e meno costoso. Ognuno quindi si berrà la sua cicuta. Ma il vero patto luciferino è sui tempi: la digestione della Tav dovrà avvenire rigorosamente dopo le elezioni in Piemonte, in modo che si possano fregare ancora gli elettori. M5s strizzerà l&apos;occhio ai no Tav e la Lega alle madamìn. Incassati i voti procederanno sulla terza via...</video:description>
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      <video:description>Il tema è già da fiera delle meraviglie: &quot;Salvi Salvini?&quot;. La risposta ancora più fantastica: &quot;Sì? Allora vota no. No? alloora vota sì&quot;. Il referendum on line promosso dal Movimento 5 stelle sull&apos;epilogo giudiziario del caso Diciotti ha le qualità attribuite a &quot;La corazzata Potemkin&quot; da Fantozzi in un film cult. Un pasticcio nel pasticcio, che francamente sarebbe stato più saggio evitare. Ma visto che si vota, ecco qualche fatto e la mia opinione. Primo fatto: la richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini trasmessa in Senato dal tribunale dei Ministri non è un caso che si affronta per la prima volta. Negli ultimi 20 anni ce ne sono state così almeno una ventina, che hanno avuto gli esiti più diversi: concesse, negate, ignorate, ritirate. Secondo fatto: nessun cittadino comune può essere indagato e processato dal tribunale dei ministri, quindi non ha alcun rilievo l&apos;uguaglianza di tutti davanti alla legge. E ora le mie opinioni. Prima: è la Costituzione a stabilire questa procedura per cui bisogna chiedere al Parlamento il permesso per mandare a processo un ministro per un atto ministeriale, perché ci sono due poteri separati (quello della magistratura e quello dell&apos;esecutivo) che tendono a strabordare e a invadere l&apos;uno il campo dell&apos;altro. Capita alla magistratura di sostituirsi all&apos;esecutivo, e le Camere hanno il diritto di impedire questa invasione di campo. Seconda opinione personale: la richiesta del tribunale dei ministri sul caso Diciotti è talmente abnorme da rappresentare una chiara invasione di campo. Ipotizzare un reato che può avere una pena edittale massima di 15 anni come il sequestro di persona per avere trattenuto a bordo di una nave con tutta la assistenza e le cure mediche, psicologiche e alimentari necessarie una manciata di giorni non ha alcun a corrispondenza con la realtà dei fatti. E se anche i migranti fossero stati sbarcati da lì prima, per le leggi italiane come per le leggi di ogni paese europeo non sarebbero stati affatto liberi di circolare come volevano. Quind...</video:description>
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      <video:description>Per come l&apos;hanno raccontata in molti l&apos;aggressivo intervento del leader politico belga Guy Verhofstadt sembrava avere come solo obiettivo il povero premier italiano Giuseppe Conte, definito &quot;burattino&quot; nelle mani di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. In realtà si è trattato di un attacco feroce all&apos;Italia degli ultimi 20 anni, che coinvolge quindi Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Insomma, un attacco all&apos;Italia intera di volgarità inusitata. Per altro proveniente da un politico che è stato premier belga per 9 anni dal 1999 al 2008 e ha inanellato un insuccesso dietro l&apos;altro,. lasciando più povero il suo paese, con una inflazione galoppante, il Pil arrancante e la bilancia dei pagamenti finita in disavanzo. Verrebbe da dire: &quot;Da che pulpito!&quot;. Ma fosse per le banalità del signor Guy, basterebbe mandarlo a quel paese. Quella forza politica a cui appartiene però sorregge l&apos;attuale governo belga e l&apos;attuale premier non ha affatto preso le distanze dall&apos;intervento. Ci sarebbero tutte le ragioni per chiedere magari con una mozione parlamentare firmata da tutti i gruppi politici italiani al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi di richiamare in patria il nostro ambasciatore a Bruxelles per chiarimenti.</video:description>
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      <video:description>Perché il M5s si è preso quelle sberle arrivate dalle urne di Abruzzo? Checchè dicano ufficialmente i suoi leader, in privato la sconfitta brucia. E in genere la si attribuisce alla &quot;perdita di identità&quot; che i grillini avrebbero vissuto in questi mesi in cui sono entrati nelle stanze del potere. Questo è in parte vero, e ben si capisce il malumore della base ben evidenziato alla festa nazionale del M5s al circo Massimo a Roma da Beppe Grillo: &quot;arrivato qui ho visto una marea di auto blu. Mi hanno detto: sshht, sono quelle dei nostri...&quot;. C&apos;è questo, c&apos;è la difficoltà di stare dietro a Matteo Salvini che è più rapido ed efficace di tutti e scappa sempre altrove. Ma c&apos;è anche un rapporto stretto con i militanti che confonde un poi la realtà: i voti del M5s non arrivano da lì, anzi. Ci fossero solo iscritti e militanti probabilmente non ci sarebbero stati i numeri nemmeno per superare le soglie di sbarramento alle varie elezioni. Invece al M5s sono arrivati i voti degli ex tifosi di Silvio Berlusconi e dehli ex di Pierluigi Bersani e così via. Quelli non sono attivisti, proprio no. E nemmeno no Tav, no Tap e così dicendo. Non sono ideologici, erano stufi dei loro politici e si aspettavano di cambiare. Si attendono dei sì, e non dei no. Come è normale non votano bandiere, ma nella speranza di cambiare in meglio la propria vita. Se dopo nove mesi un governo non ha partorito quel miglioramento e magari va pure peggio, ti mandano a quel paese. Semplice, è tutto qui.</video:description>
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      <video:description>Dopo l&apos; ultima pioggia parte di Roma sembra terremotata. La situazione è plasticamente visibile a Roma Nord in via della Balduina dove più che buche si sono aperti dei veri e propri crateri. Ogni volta li tappano con una manciata di catrame che si scioglie ai primi temporali. Una soluzione che non basta più. Per il momento a passare da quelle parti (ma anche in mezza Roma) si rischiano di sicuro le sospensioni di auto e moto. Ma se Virginia Raggi non interviene subito in emergenza, lì qualcuno potrà farsi male seriamente.</video:description>
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      <video:description>Se c&apos;è stato un inizio della guerra scatenata dalla Francia verso l&apos;Italia, la miccia è stata accesa dal presidente frencese Emanuel Macron nel settembre scorso, lanciando insieme a Matteo Renzi (leader dell&apos;opposizione italiana, come i gilet gialli lo sono in Francia) e al presidente di Malta, Joseph Muscat il manifesto contro il populismo europeo che era sostanzialmente una invettiva contro Matteo Salvini, citato negativamente due volte. Per quell&apos;atto rivolto contro il vicepresidente del Consiglio italiano a ragionare come fa oggi Parigi, l&apos;Italia avrebbe dovuto rompere allora i rapporti diplomatici con la Francia. Invece giustamente ha fatto spallucce, perché c&apos;è ancora libertà per fortuna in Europa di tessere alleanze politiche che solo gli elettori possono poi giudicare. Quindi è del tutto immotivata la reazione francese alla presenza del vicepremier italiano Luigi Di Maio a un incontro con un gruppo di gilet gialli francesi che sta praparando una lista per le europee basata su una piattaforma (NOos) praticamente identica alla grillina Rousseau. Sono avversari di Macron, certo. Ma non è vero che siano criminali (è falso che fossero gli assaltatori al ministero), e in Francia hanno piena libertà di movimento e di espressione e pieni diritti politici. Quella che invece non avrebbero in Italia veri criminali come i terroristi a cui la Francia da lustri offre asilo. Non solo: hanno pure la stessa idea di Salvini che ha Macron. Politicamente può essere una scelta discutibile come tutte, ma non ha nulla a che fare con i rapporti diplomatici fra Italia e Francia che appunto sono restati normali anche dopo il manifesto anti-Salvini di Macron. Allora questa storia è solo fuffa: un pretesto preso al volo da Macron per cercare di risollevare la sua popolarità finita ormai sotto i piedi cavalcando una polemica sempre verde come la guerra a les italiens...</video:description>
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      <video:description>Luigi Di Maio sostiene che non si scaverà un centimetro di tunnel del Tav. Matteo Salvini insiste invece che la galleria si deve scavare fino all&apos;ultimo centimetro, anche rivedendo il progetto originario. Il braccio di ferro va avanti da settimane di comizio in comizio. Come si risolverà? Ne L&apos;Abitacolo abbiamo ospitato uno che conosce bene per essergli stato a lungo alleato Salvini: l&apos;ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. Che fa il suo vaticinio, semplice semplice: o farà un passo indietro Di Maio come accaduto sulla Tap e in tanti altri dossier aperti, o sulla questione dell&apos;alta velocità verrà giù il governo...</video:description>
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      <video:description>Da una decina di giorni c&apos;è un trio che scorrazza per le piazze di Abruzzo: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. In ogni piazza si pungono e litigano a distanza, aprendo polemiche continue dalla politica economica a quella estera. Poi fanno promesse mirabolanti, con &quot;Oh&quot; di meraviglia quando scoprono che le cose non funzionano. Peccato che quel trio appartenga ai due partiti di maggioranza che hanno il governo del paese: Lega e M5s. E che due di loro siano addirittura vicepremier dell&apos;esecutivo in carica. Se qualcosa non funziona in Abruzzo, il problema dovrebbe essere loro perché da lungo tempo non stanno più all&apos;opposizione. Sintomatica la scoperta sulla lentezza dei treni fra Pescara e Roma che tutti e tre hanno fatto durante i comizi (per i due grillini ci vogliono 6 ore, per il leghista ci vogliono 5 ore e manco su questo sono d&apos;accordo). Propongono l&apos;alta velocità su quella linea. Solo che non ci hanno pensato quando bisogna farlo: non un euro è stato messo pewr questa opera nè nella legge di bilancio per il 2019, nè nelle tabelle 2019-2021. Quindi stanno prendendo in giro gli abruzzesi (trattando da scemi gli elettori), e non è serio farlo. Forse dovrebbero smettere di girare per comizi, e chiudersi guardandosi negli occhi a palazzo Chigi risolvendo i loro problemi, e discutendo fino a quando non troveranno una soluzione per problemi che bisogna pure affrontare. Dalla Tav, alla giustizia,  al Venezuela...</video:description>
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      <video:description>Se ogni coppia nella vita scoppia, figuriamoci una coppia di fatto unita non da amore ma da un contratto come quella fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ogni giorno un tradimento, una scappatella fuori casa. Ogni giorno una litigata furiosa. Il perché è semplice: quei due sono in giro per l&apos;Italia a fare comizi anche nel più piccolo dei comuni dove si presentano come avversari politici. Un po&apos; difficile che tenga la coppia così. Allora piccolo consiglio: facciano i casalinghi, la smettano di girare come trottole e di spararsi addosso per grattare la pancia ai fan. Sono due vicepremier e insieme occupano tre ministeri importanti, meglio se ne stiano a Roma occupandosi delle cose del governo, che non mancano di certo. Altrimenti questo esecutivo non avrà vita lunga...</video:description>
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