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L'INCHIESTA SULLO STADIO DELLA ROMA

Quelli che dicevano "mai con i palazzinari"

Quelli che dicevano "mai con i palazzinari"

La premessa doverosa, a margine dell'inchiesta per presunta corruzione per la realizzazione dello stadio della Roma, è che tutti sono innocenti fino all'ultimo grado di giudizio.

Al di là delle eventuali conseguenze penali della vicenda, c'è però almeno una riflessione "politica" da fare. E riguarda il passaggio dell'ordinanza nel quale si racconta come il costruttore Luca Parnasi avrebbe sostenuto economicamente la campagna elettorale di Roberta Lombardi per la presidenza della Regione Lazio su richiesta di Marcello De Vito e Paolo Ferrara, che già all'epoca ricoprivano ruoli di spicco nell'amministrazione capitolina.

I contributi ai partiti sono perfettamente leciti e di solito vengono anche resi pubblici. Tuttavia, mi chiedo, ha senso chiedere soldi a imprenditori quando si è fatto della rinuncia ai rimborsi elettorali uno dei propri cavalli di battaglia? In fondo i grillini non erano quelli che sostenevano che la politica si poteva fare anche a costo zero?

Questa vicenda, invece, insegna che la politica, specie in tempo di elezioni, richiede ingenti somme di denaro. Ma non è meglio, a quel punto, che quei soldi siano pubblici? Non è meglio che siano concessi attraverso un meccanismo già precostituito e arrivino direttamente dallo Stato, che non chiede nulla in cambio?

Perché è normale che nessuno dà nulla per nulla. E se un imprenditore come Luca Parnasi decide di finanziare la campagna elettorale della Lombardi è perché si aspetta poi qualcosa dalla stessa esponente o da chi ha caldeggiato quel sostegno, De Vito o Ferrara che sia.

Magari in cambio non viene concesso niente di illegale, ma ne scaturisce comunque un rapporto di amicizia o di semplice vicinanza che poi, chissà, col tempo può trasformarsi in qualcos'altro. E che ne siano protagonisti gli stessi che in passato avevano rimproverato alle precedenti amministrazioni gli eccessivi legami con i "palazzinari" fa riflettere. Davvero a Roma non si può fare politica senza avere un Parnasi tra gli amici? E davvero è il caso di fare una battaglia contro i finanziamenti pubblici se poi si chiedono soldi ai privati?

Ai posteri - e ai probiviri invocati da Luigi Di Maio - l'ardua sentenza.

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