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DIARIO ELETTORALE

L’ignoranza costituzionale degli “anti-inciucisti"

L’ignoranza costituzionale degli “anti-inciucisti"

Mi ha molto colpito, domenica scorsa, uno scambio di battute tra Alessandro Di Battista e Lucia Annunziata nel corso della trasmissione “In Mezz’ora”. Quando la giornalista ha spiegato al deputato grillino che non è detto che il presidente della Repubblica dia a Luigi Di Maio l’incarico da premier anche se il MoVimento 5 Stelle risultasse primo partito alle elezioni, Di Battista ha replicato sgranando gli occhi: “Mi sta dicendo allora che in Italia non c’è la democrazia?”.

La Annunziata avrebbe potuto puntualizzare che sì, in Italia c’è la democrazia. Ma il compito del popolo si esaurisce nell’elezione dei parlamentari. Ai quali poi spetterà di votare o meno la fiducia al premier che, dopo le consultazioni, Mattarella avrà individuato tra le figure che maggiormente hanno la possibilità di ottenere l’appoggio dalla maggioranza delle due Camere.

E’ un concetto semplicissimo e banale, ma a quando pare oscuro persino a chi, nel recente passato, si è eretto a difensore della “Costituzione più bella del mondo”. Certo, la suddetta Carta non è un totem immodificabile. Gli stessi padri costituenti hanno previsto un iter legislativo per apportare delle modifiche all’insieme delle regole basilari della nostra democrazia. E viene sinceramente da chiedersi se oggi la Repubblica parlamentare sia ancora il sistema più adatto alle esigenze del nostro Paese. Tradotto: ha senso lasciare al popolo solo il potere di eleggere il Parlamento quando i parlamentari ormai contano sempre meno?

Vediamo qualche dato: nella legislatura che volge al termine il 74,74% delle leggi approvate sono state di iniziativa del governo. Solo un quarto, invece, quelle di iniziativa parlamentare. Spesso di importanza risibile. Vuol dire che il lavoro dei nostri rappresentanti si esaurisce sempre di più nell’approvazione di provvedimenti che arrivano dall’alto, in svariati casi sotto forma di decreti legge.

Il governo domina su tutto. E allora perché non eleggere direttamente il presidente del Consiglio? E’ il nucleo dell’ipotetico passaggio dalla Repubblica parlamentare a quella presidenziale. Non è detto che questo secondo sistema sia necessariamente migliore dell’attuale. Anzi, nella maggior parte delle nazioni confinanti con l’Italia, vige ancora la Repubblica parlamentare, in molti casi dimostrandosi anche in salute. Basti pensare all’Inghilterra, alla Germania, alla Spagna eccetera. Esempi di Repubblica presidenziale si hanno invece in Francia o negli Stati Uniti. Gli elettori vanno al voto per eleggere direttamente il capo del governo e contestualmente (o qualche settimana dopo) eleggono il Parlamento.

Quale sarebbe il sistema ideale per l’Italia? Oggi io propenderei per il presidenzialismo. Perché la nostra politica vive ormai di un leaderismo esasperato. I partiti esistono solo in funzione dei loro capi. Basti pensare a Forza Italia senza Berlusconi, piuttosto che all’attuale Partito Democratico senza Renzi o all’attuale Lega senza Salvini. Che senso ha dare tanta importanza ai parlamentari se questi nei partiti contano meno di zero e vengono cooptati spesso solo in funzione della loro fedeltà al capo?

In passato la sinistra si è opposta a questa riforma costituzionale temendo di dare un eccessivo potere a un uomo solo in un Paese che aveva nel suo recente passato il ricordo di una dittatura. Personalmente, però, ritengo che proprio la percezione dell’elettorato di non contare più nulla nelle decisioni importanti per il Paese stia rappresentando il volano principale per le forze estremiste che seducono chi non si sente più rappresentato. Mi si potrebbe obiettare che in Francia il presidenzialismo non ha impedito il successo di un movimento anti-sistema come il Front National di Marine Le Pen. Ma proprio la possibilità di ambire ipoteticamente al governo ha contribuito alla “normalizzazione” del partito, oggi assai lontano dagli eccessi del padre Jean Marie.

Se invece non si vuole andare incontro a una svolta così profonda del nostro ordinamento - e che avrebbe bisogno di una riforma ben strutturata, con tutti i contrappesi tra i poteri, da scrivere magari con l’apporto di tutte le forze politiche più importanti - sarebbe importante tornare a dare vera rappresentatività ai nostri parlamentari. Eleggendoli con le preferenze invece che con le liste bloccate, o al limite con un sistema interamente maggioritario sul modello del vecchio Mattarellum. Anche in questo caso, però, difficilmente un solo partito avrebbe la maggioranza dei seggi e sarebbe comunque necessario un accordo nelle Camere con le altre forze per formare il governo. Accordo di governo, non inciucio, benché gli ignoranti costituzionali si ostinino a chiamarlo in questo modo.

In definitiva sono queste le due strade: o presidenzialismo, o governo di compromesso tra i partiti. Tertium non datur.

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