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Collari d'Oro, Infantino: "Senza l'Italia il Mondiale di calcio è una tragedia"

Al Coni presenti anche il premier Gentiloni e i campioni del mondo dell'82

Collari d'Oro, Infantino: "Senza l'Italia il Mondiale di calcio è una tragedia"

Gianni Infantino durante la cerimonia di consegna dei Collari d'Oro

Una sfilata di campioni, quelli mondiali di un 2017 carico di medaglie che hanno ricevuto i Collari d’Oro, massima onorificenza dello sport azzurro che è stata consegnata dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dal ministro dello sport Luca Lotti, dal numero 1 del Coni, Giovanni Malagò, e dal numero 1 del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli. Sfilata con un velo di tristezza per la mancata qualificazione alla prossima Coppa del Mondo di calcio ma anche con un bellissimo tuffo nel passato, quello nel Mundial del 1982 con la nazionale di calcio campione del mondo. E c’erano tutti gli eroi di allora, da Dino Zoff che ha alzato di nuovo come quella magica notte dell’82 a Madrid la Coppa, a Tardelli insieme al figlio di Gaetano Scirea e alla figlia di Enzo Bearzot.

Delusione, abbiamo detto, per la nazionale di calcio che Giampiero Ventura non ha saputo portare in Russia. Tifoso dell’azzurro è Gianni Infantino, il presidente della Fifa, ha parlato da appassionato del nostro-suo calcio. "Il Var? Sta andando benissimo – ha detto Infantino – soprattutto grazie all’Italia". Che non sarà al Mondiale..."Al Mondiale serve l’Italia – ha spiegato il presidente della Fifa – e da italiano dico che è tragico, ma è così. Noi dobbiamo rimboccarci le maniche e riportare l’Italia dove deve essere. Noi, prima di essere dirigenti siamo tutti tifosi e poi preparare la scena per far brillare gli atleti. Sono orgoglioso di essere italiano anche se all’estero". Discutendo ancora del Var, Infantino ha aggiunto che "nel 2017 quando in pochi secondi tutti gli spettatori sanno se l’arbitro ha commesso un errore e l’unico che non lo sa è l’arbitro stesso perché glielo proibiamo noi, dobbiamo cambiare e il lavoro che si sta facendo in Italia è eccellente".

Gentiloni ha elogiato il movimento sportivo italiano e il lavoro svolto, anzi l’energia profusa, dalla forze armate in favore degli atleti. "Tra poco arruoleranno anche Federica Pellegrini e Vincenzo Nibali per avere una forza di propulsione straordinaria", ha detto il premier che ha sottolineato la delusione per il calcio che l’estate prossima resterà a casa. "Quindici milioni di italiani praticano lo sport – ha aggiunto il primo ministro – e gli sportivi danno un contributo fondamentale alla salute del Paese, allo stile di vita, alla società. Lo sport promuove un settore dell’economia e il ministro Lotti ha dato un grande contributo per la sua diffusione".

Sono sfilati in tanti nella Casa delle Armi al Foro Italico, scenario unico per lo sport italiano. Sul palco sono saliti i campioni, da Federica Pellegrini a Bebe Vio, da Vincenzo Nibali al motociclista Cairoli, lui il più sportivo con il suo berretto di lana calato in testa. Alex Zanardi, che riprenderà a correre in macchina. "Vado a Daytona, nel gennaio 2019 correrò lì e mi devo preparare - ha svelato anche i piani sportivi del 2018 - I Mondiali che si faranno a Magnago, quindi in casa, poi un bel triathlon. Purtroppo non sarò a Roma per la maratona perché agli organizzatori è stato vietato di far correre noi con la handbyke». La Pellegrini ha ricordato il suo oro mondiale a Budapest, quello nei 200 stile libero. "A Rio ero arrabbiata per aver fallito il podio per un decimo – ha detto la Divina – A Budapest, nel mio ultimo 200 ho nuotato come volevo: perfetto. Sono fiera, ho chiuso la mia gara del cuore. E’ stato un anno faticoso ma ne valeva la pena". Una menzione speciale per Valerio Catoia, il giovane nuotatore disabile che lo scorso luglio sulla spiaggia di Sabaudia ha salvato nelle onde una bambina che era in difficoltà.

Quando Giovanni Malagò ha chiamato sul palco la nazionale azzurra del calcio campione del mondo nell’82 c’è stata emozione. Zoff ha ricordato che quel trionfo "ha portato il nome dell’Italia nel mondo", Infantino ha raccontato del suo tifo da Domodossola ("era lì con la famiglia a fare un tifo sfrenato per questi meravigliosi eroi"), Tardelli ha ringraziato tutti. "L’urlo? E’ venuto perché mi hanno dato la possibilità di farlo i miei compagni". Paolo Rossi lo ha definito "un Mondiale irripetibile: è stata la vittoria del gruppo, di una squadra costruita da Bearzot". Gentiloni ha ringraziato, ero un giovane come voi allora, ha detto, ho ammirato Scirea perché sono juventino, ha aggiunto.

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