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William Hill

Buio, altro che luci a San Siro

L'Italia perde 1-0 con la Svezia ed è a un passo dall'apocalisse

Il gol degli svedesi che complica la qualificazione dell'Italia

Solna nel 1958 e Solna nel 2017


Il pareggio di ieri sera sul campo di San Siro contro la Svezia, condanna una volta per tutte la nazionale azzurra: niente Mosca niente Mondiali di Russia 2018.

L’esclusione dalle fasi finali della Coppa del Mondo non era mai accaduta fino a ieri, con due sole eccezioni: l’edizione del 1930, in cui venne deciso a priori di non competere, e quella del 1958, in cui l’Italia venne esclusa sul campo.

59 anni fa i Mondiali si svolsero proprio in Svezia, la nazionale contro cui tutto è stato deciso. In quell’anno, il paese ospitante arrivò alla finale a Solna (stesso stadio dove sono caduti ieri gli 11 azzurri di Ventura). Qui, però, ricevette, questa volta sì, una lezione di calcio dal Brasile, guidato da un ragazzino 17enne, che divenne il più giovane marcatore in una fase finale del mondiale, nonché il più giovane campione del mondo. Rispondeva al nome di Edson Arantes do Nascimento, e ora tutti lo conoscono come Pelé.

I mondiali del 1958: eccezioni e “prime volte”


Sempre in quell’edizione, venne sperimentata per la prima volta la suddivisione in settori continentali o sub continentali, in base alla provenienza dei paesi che partecipavano alle qualificazioni. La scelta venne prese per evitare la confusione cui si era assistito nelle fasi di qualificazione del 1954.

Per questo motivo, l’organizzazione degli incontri qualificatori fu delegata alle rispettive Federazioni calcistiche, attribuendo 11 posti all’Uefa, per le squadre europee (di questi, due erano assegnati di diritto, uno al paese ospitante e l’altro al paese campione in carica, la Germania dell’Ovest); 3 posti al Conmebol, per le squadre dell’America Latina, 1 posto al Nafc e al Cccf, rispettivamente per le squadre del Nord America e del Centro America, più Caraibi; 1 posto al Caf e alla Afc, rispettivamente per le squadre di Africa e Asia.

Statisticamente parlando, l’edizione svoltasi in Svezia segnò anche altri eventi mai più ripetutisi successivamente. Uno di questi fu la partecipazione di un Paese, in un primo momento escluso e poi ripescato, grazie ad un match di spareggio. Si trattava del Galles, primo tra i non qualificati del suo girone, che incontrò Israele, il quale, in seguito alla rinuncia preventiva di tutte le altre squadre africane e asiatiche, doveva (per una regola stabilita proprio quell’anno dalla FIFA) giocare almeno un match, per potersi qualificare.

Come conseguenza di questo spareggio, vinto dalla squadra rosso verde, l’edizione dei mondiali del 1958 fu anche l’unica in cui parteciparono tutte e quattro le nazionali del Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Inoltre per queste ultime due, si trattò anche della partecipazione d’esordio alla fase finale di una Coppa del Mondo. Fu la prima partecipazione anche per l’allora Unione Sovietica.

E sempre parlando di record, il francese Just Fontaine realizzò il numero più elevato di gol ad un Campionato del Mondo: ben 13 reti, record che è rimasto a lungo ineguagliato. Oggi al primo posto troviamo il tedesco Klose, con 16 reti, seguito da Ronaldo (15) e Muller (14).

La storia, il presente e il futuro


Ripassare queste statistiche avrebbe fatto bene prima di un match importante, soprattutto per gli appassionati di scommesse sportive con William Hill.

Ma cosa dicevano gli italiani a proposito della partita della Nazionale?

Partiamo dal ct Ventura, che sembrava ottimista, come lo era del resto anche prima del match di andata in Svezia! Continuiamo con l’ex ct nerazzurro, attualmente alla panchina dello Sparta Praga: secondo Stramaccioni, Ventura non avrebbe mai potuto proporre moduli diversi da quelli che ha utilizzato fino ad ora, perché non gli corrispondono. Ma dati i risultati ottenuti fino ad oggi, si sperava in qualche colpo di genio di uno degli 11 in campo.

E questi invece cosa dicono? Per tutti, la sera prima aveva parlato il capitano, Buffon, chiedendo ai tifosi di capire eventuali errori commessi durante il gioco e di non fischiare sin da subito. Il supporto dello stadio ci poteva stare, ma, come ha detto Andrea Pirlo, “non ho mai visto uno stadio fare gol”.

A proposito, per gli amanti delle statistiche. L’Italia a Milano avrebbe dovuto vincere con almeno due gol di scarto: un 2 – 0 però non riesce agli azzurri dall’11 giugno e ieri sera il miracolo non c’è stato.

Allora, riassumendo: eventi unici che si ripetono, allenatori ottimisti fino all’inverosimile, ma che anche difronte al disastro non se ne vanno e restano inchiodati alla panchina, giocatori con potenziali altissimi, che non riescono a fare un gol alla modesta Svezia nemmeno in 180 minuti, … Insomma, c’è da sperare di avere toccato il fondo e di cominciare a salire, perché nessuno, arrivato a questo punto, avrà voglia di scavare.

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