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Ogni gol di Ramsey una morte vip Ma la «maledizione» è una bufala

di Massimiliano Vitelli Ogni gol un morto vip. O almeno è quello che qualche buontempone dal senso dell’umorismo discutibile vorrebbe dimostrare attraverso dati tutt’altro che inconfutabili. Il...

Ogni gol un morto vip. O almeno è quello che qualche buontempone dal senso dell’umorismo discutibile vorrebbe dimostrare attraverso dati tutt’altro che inconfutabili. Il protagonista, suo malgrado, di questa assurda storia è Aaron Ramsey, calciatore gallese in forza all’Arsenal dal 2011. La storia inizia proprio nella prima stagione del centrocampista ai Gunners. È l’11 marzo e Ramsey va in gol contro il Manchester United. Poche ore prima che il governo degli Stati Uniti d’America annunci la morte di Osama Bin Laden, numero uno della rete terroristica Al Qaeda.

Ovviamente nessuno fa caso alla coincidenza anche perché quel giorno, in giro per il mondo, segnano centinaia di calciatori. Ma il 2 ottobre dello stesso anno il gallese butta dentro il suo secondo pallone con la maglia biancorossa, questa volta nella rete del Tottenham. Il 5 ottobre Steve Jobs, leader indiscusso del colosso Apple cede alla lunga malattia. È ancora presto per far nascere una triste ed inverosimile «maledizione di Ramsey», ma diciassette giorni dopo ecco l’occasione. Il gol contro il Marsiglia in Champions League arriva poche ore prima della cattura, della tortura e dell’esecuzione di Mu’ammar Gheddafi. Fatto. Come diceva Agatha Christie, tre indizi sono una prova. E allora i gossip-busters del web si scatenano, in attesa della prossima rete per mettersi a caccia di un vip trapassato in contemporanea o quasi.

Passano quasi quattro mesi, ma la loro pazienza viene ripagata. Perché Ramsey va a segno contro il Sunderland il giorno della morte di Whitney Houston. È l’11 febbraio 2012. La stagione si chiude senza altri gol del gallese che torna a scrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori di una partita di Premier League il 14 maggio 2013, settantadue ore prima della morte del dittatore argentino Jorge Videla. La lista si allunga, le macabre battutacce da bar aumentano. Ad onor del vero c’è da dire che Ramsey non è fortunato. Quando il 30 novembre dello stesso anno realizza una doppietta contro il Cardiff non c’è nemmeno bisogno di andare a cercare su Google chi ci ha lasciato. Perché Paul Walker, attore divenuto famosissimo per aver interpretato la serie di film Fast & Furious, è appena stato vittima di un incidente d’auto mortale. Il filone degli attori «uccisi» dai gol di Ramsey inizia qui. Sabato 10 agosto 2014 la rete al Manchester City anticipa di solo ventiquattro ore l’addio a Robin Williams. 23 agosto, palla nel sacco dell’Everton e tanti saluti a Sir Richard Attenborough, il miliardario John Hammond di Jurassic Park.

Gli ultimi due episodi sono recentissimi: gol al Sunderland il 9 gennaio e decesso di David Bowie il 10, rete al Liverpool mercoledì 13 e morte di Alan Rickman, uno dei protagonisti della saga Harry Potter, il 14. Ma Aaron Ramsey con la maglia dei Gunners è arrivato a quota trentadue reti, in molti casi senza far secco nessuno. Ed allora, al suo prossimo gol, sarebbe giusto applaudirlo invece di andare a cercare su internet i necrologi del giorno. Anche perché la fama di vip-killer potrebbe creare non pochi problemi ad un ragazzo appena venticinquenne. Su certe cose meglio non scherzare troppo.

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