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Roma, l'ora della verità

Roma, l'ora della verità

Luis Enrique

«Luis Enrique se ne va». Ieri Roma si è svegliata con questa convinzione, suffragata da spifferi, sensazioni, parole. Non da fatti. E allora? Gli indizi fanno pensare che finirà così, ma la storia potrebbe ancora avere un epilogo a sorpresa, con la permanenza dello spagnolo a Trigoria. Difficile, ma possibile, ed è quello che continuano a sperare i dirigenti e una buona parte dei giocatori. La palla resta nelle mani di «Lucho» che entro dieci giorni dovrà però sciogliere le riserve. Forse anche prima: se decidesse di andarsene, lo potrebbe annunciare sabato sera al termine di Roma-Catania, ultima gara casalinga di una stagione senza (quasi) più obiettivi. Finora si comporta come uno orientato all'addio. Un esempio? Da una decina giorni non si informa più sugli sviluppi delle trattative di mercato. Anche le sue ultime parole pronunciate a Verona non sembrano quelle di un tecnico pronto a ripartire nella prossima stagione. «È stato un anno difficile - la sua ammissione - non so cosa accadrà. Sono i risultati a giudicare un tecnico». Nel suo caso sono impietosi: la Roma è fuori anche dall'Europa League, salvo ribaltoni nelle ultime due giornate e/o una classifica riscritta dalle sentenze sul calcioscommesse. Ma l'asturiano non ha detto a nessuno che andrà via. Ieri ha diretto l'allenamento regolarmente, senza discorsi fuori programma al gruppo, tantomeno al ds Sabatini. Baldini è volato a Londra, dove è sbarcato anche l'ad Pannes dagli States, ma il viaggio non ha nulla a che vedere con la questione-allenatore. Il dg in primis sta cercando di trattenere sulla barca Luis Enrique. Lo vede stanco, sfiduciato, pronto a farsi da parte perché non crede di meritare la conferma, ma Baldini la pensa esattamente al contrario e proverà a convincerlo fino all'ultimo. Martedì nel post-partita di Verona Sabatini ha spiegato i dubbi di Luis Enrique. «Sta pensando di andarsene? È un ragionamento mio, non riconducibile a nessuna sua dichiarazione, ma credo di sì: non sentendo il sostegno per se stesso, non sente di poterlo trasferire alla squadra e quindi non vuole mettere la Roma, squadra e società, in una situazione di squilibrio». Lo spagnolo effettivamente teme di essere diventato un elemento che attira negatività sui giocatori. «Il prossimo passo della società è quello di confrontarci con lui - prosegue il ds - e cercare di convincerlo. Luis Enrique è un ragazzo esageratamente onesto, deve decidere serenamente, non vogliamo pressarlo oltre misura, perché lui sa quello che è meglio per se stesso e per la sua famiglia. Noi vogliamo che lui rimanga, ma se così non sarà faremo altre scelte: cinque minuti dopo l'ultima partita di campionato cominceremo a progettare il futuro». La caccia al successore non è partita. Ma una certezza da Trigoria arriva con fermezza: non sarà eventualmente Villas Boas l'erede di Luis Enrique. Le notizie di un accordo con lo Special Two rimbalzate dal Portogallo sono prive di fondamento. L'ex vice di Mourinho era uno dei candidati per la Roma la scorsa estate, si è pentito di aver accettato il Chelsea e lo ha detto anche a Baldini in una cena a Londra risalente a febbraio. Ma questo non significa che la Roma lo richiamerà. Tutt'altro. Se Lucho molla, la scelta ricadrebbe su un allenatore più integrato nella realtà italiana e comunque capace di proseguire nella ricerca di un calcio d'attacco e spettacolare. Mai un Mazzarri, magari un Montella anche se il ritorno dell'Aeroplanino sarebbe un pericoloso ritorno sui propri passi. La Roma preferirebbe evitare il problema, tenendosi Luis Enrique. Anche nello spogliatoio la maggioranza sta con lui, a cominciare dai capitani Totti e De Rossi. «Io - ha spiegato il secondo a Verona - non devo più dire cosa penso dell'allenatore, tocca agli altri. A calcio - sottolinea De Rossi - però si gioca anche senza Luis Enrique. Mandarlo via non significherebbe buttare tutto all'aria: adesso c'è da vedere qual è il bene della Roma. Io un anno così lo avevo messo in preventivo, ma adesso basta. Il nostro problema? Non vinciamo mai» l'analisi amara di Capitan Futuro. «Me ne sono accorto, ho visto il tabellone a fine partita» il commento sarcastico di Luis Enrique. Ma il problema non è tra loro due, è molto più grande. E lo può risolvere nella sua testa soltanto l'allenatore.

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