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18/02/2012, 05:30

Inter, ora la crisi è infinita

Il Bologna passeggia a San Siro: Di Vaio fa doppietta, sigillo di Acquafresca Snejider e Forlan deludono. Moratti se ne va in anticipo, Ranieri fischiato.

L'allenatore dell'Inter Claudio Ranieri Il Bologna boccia l'Inter. Davanti al proprio pubblico i giocatori nerazzurri falliscono un nuovo esame, il quinto consecutivo nel girone di ritorno, uscendo sconfitti 2-0 tra i fischi e dicendo definitivamente addio al 3° posto. E per Ranieri è buio pesto: un fallimento in Champions potrebbe far vacillare persino la fiducia del presidente Moratti, finora incrollabile. Trovare giustificazioni per questa Inter, del resto, sembra impossibile. Il filotto di successi centrati nella seconda parte del girone d'andata aveva forse ingannato tifosi e osservatori, facendo addirittura gridare all'impossibile sogno scudetto. La terribile serie negativa delle ultime cinque giornate – quattro sconfitte e un pareggio – è però troppo brutta per essere vera. Per questo Moratti è profondamente deluso. Entrando allo stadio il presidente nerazzurro aveva invocato pazienza, ma allo stesso tempo aveva chiesto ai propri giocatori di mostrare riconoscenza verso i tifosi. Un appello caduto nel vuoto. Moratti certo non si aspettava di vedere un'Inter così brutta, lenta nella manovra, involuta nel gioco e soprattutto rinunciataria nello spirito: per questo il presidente nerazzurro ha lasciato lo stadio dieci minuti prima del fischio finale.Le colpe sono innanzitutto e soprattutto dei giocatori, ma anche Ranieri non può considerarsi esente da responsabilità. Il tecnico romano ha molti meriti, sia chiaro, perché fin dalla scorsa estate l'Inter sembrava una barca alla deriva, senza la minima idea della rotta da percorrere per tirarsi fuori dalla tempesta di un rinnovamento necessario. L'«aggiustatore» di Testaccio sembrava aver trovato la soluzione dell'enigma, allestendo un ordinato 4-4-2. Con la fine del girone d'andata, però, è svanito anche l'effetto dell'incantesimo. E Ranieri sembra aver perso la bussola: che senso ha rilegare Forlan all'ala sinistra? Cosa può dare l'uruguaiano in una posizione così defilata sulla fascia? E perché costringere anche Sneijder allo stesso ingrato compito nel secondo tempo? Non sarebbe meglio schierare l'olandese nel classico ruolo di trequartista dietro a due punte? L'illogico 4-2-3-1 allestito da Ranieri contro il Bologna non ha prodotto una sola azione manovrata nel primo tempo. Ci ha provato senza convinzione Sneijder al 10', ma le uniche vere occasioni per l'Inter sono nate da un calcio d'angolo e da un incredibile retropassaggio sbagliato da Mudingayi al 30': in entrambe le circostanze, però, ci ha pensato l'ottimo Gillet a fermare Maicon e Forlan. Ancora imbattuto nel 2012, il Bologna è senz'altro squadra organizzata, ma ieri sera nei primi 30' non è mai riuscito a superare la metà campo. Per espugnare il Meazza, del resto, alla formazione di Pioli sono bastati due minuti e altrettante disattenzioni nerazzurre. Al 37' Ramirez ha seminato un irriconoscibile Lucio, Perez ha liberato Di Vaio solo davanti alla porta e per l'attaccante romano è stato fin troppo semplice segnare. Sessanta secondi dopo Ranocchia si è addormentato su un innocuo lancio in profondità, regalando ancora a Di Vaio la palla del raddoppio. Nella ripresa Ranieri ha cambiato modulo, passando al 4-3-3 con Forlan e Sneijder sugli esterni. Il risultato, però, non è cambiato. La «furia» dell'Inter si è esaurita nel debole tiro di Forlan al 14' e nel colpo di testa di Ranocchia (ancora una volta un calcio piazzato) sventato al 22' da Gillet. Poi c'è stato spazio solo per il gol di Acquafresca e per la festa del Bologna, tornato a battere l'Inter a dieci anni di distanza.

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Daniele Palizzotto

18/02/2012

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