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11/02/2012, 05:30

Lazio, patto per la Champions

La sindrome d'accerchiamento ha compattato il gruppo biancoceleste. Svolta dopo il mercato deficitario, gli infortuni e i disagi per il maltempo.

L'allenatore della Lazio Edy Reja Chiamatelo, se volete, «effetto Popolizio». Oppure, più prosaicamente, «sindrome d'accerchiamento»: quello stato mentale di persecuzione - un po' reale, un po' creata ad arte - sul quale hanno fatto fortuna allenatori come Lippi o Mourinho. E, da oggi, anche Reja. Con la differenza che il tecnico goriziano ha dovuto inventarsi ben poco: la sua Lazio perseguitata - da sfortuna, mosse societarie discutibili, qualche decisione arbitrale, maltempo - lo è stata davvero. Ma da quel cumulo di ostacoli è uscita con uno slancio che neanche il più ottimista avrebbe potuto immaginare. Popolizio, si diceva. Quando il «motivatore» mandato nel ritiro di Norcia dalla società venne messo alla porta, scattò nella squadra la scintilla necessaria per la salvezza. Tutti si guardarono negli occhi, si dissero le cose in faccia e dalle ceneri di uno spogliatoio bollente riemerse un gruppo granitico. Alla fine di gennaio di quest'anno il gruppo non era certo disastrato, ma la squadra stava vivendo un momento di sfiducia dovuto, oltre che agli infortuni e alle amare sconfitte con Siena e Inter, anche all'attesa di qualche colpo sul mercato in grado di risolvere tutti i problemi. Un atteggiamento manifestatosi in maniera evidente nella gara di Coppa Italia col Milan: squadra svogliata, a sorpresa in vantaggio eppure poi travolta dai rossoneri in formazione rimaneggiata. A fine gara le solite recriminazioni: pochi ricambi, gol di Ibra in fuorigioco ecc. Nei giorni successivi si sono materializzati i due incubi peggiori: mercato chiuso senza botti (se tale non si vuole considerare Candreva) e, alla vigilia della gara di campionato col Milan, il forfait dell'uomo simbolo Klose. Ce n'era abbastanza per naufragare, è successo il contrario. La cronaca precisa di quelle ore sarebbe interessante per comprendere le chiavi della svolta. Di certo si sa di un Lotito piombato a Formello per un faccia a faccia con la squadra. «Non ho preso nessuno perché sono convinto della vostra forza», avrebbe detto il patron. Un'altra scuola di pensiero vorrebbe un cospicuo premio Champions promesso ai giocatori, un modo diverso di investire i soldi risparmiati sul mercato. Come che sia, da quel momento la Lazio ha preso a volare, ancor più di quanto dicano i sei punti raccolti in tre partite. Reja ha finalmente battuto una grande (e l'arbitro ha persino dato una mano), il gruppo ha capito di poter far fronte anche alle assenze o alle giornate no degli uomini più rappresentativi, che si chiamino Klose o Dias, Marchetti o Brocchi, Radu o Rocchi. «Ho i giocatori più forti al mondo», ha detto Reja al termine della gara col Cesena, ultima puntata di una serie di attestati («uomini straordinari», «meritano un monumento») che testimonia ancora, se ce ne fosse bisogno, la compattezza di un gruppo mai così granitico. Tanto da aver ancora voglia di cenare insieme dopo una gara, quella coi romagnoli, che aveva consumato le energie fino all'ultimo. E così la Lazio vola, sorpassa la squadra dell'anno scorso alla 23ª giornata (42 punti contro 41), firma la quinta rimonta stagionale (le altre quattro con Fiorentina, ancora Cesena, Roma e Lecce) e corre interrottamente nonostante la stanchezza, in dieci e nei secondi tempi ancor di più. Il primo caso in cui davvero un mercato deficitario ha rinforzato la squadra. Misteri del calcio. O «effetto Popolizio».

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Carlantonio Solimene

11/02/2012

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