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La storia L'israeliano Golasa a pranzo nel ghetto. Gli ebrei: lo difenderemo da ogni atto di razzismo

Il timido pronto a sacrificare la religione

Orecchino al lobo sinistro e zuccotto nero in testa per affrontare il freddo romano

. Sorriso timido, come a celare l'emozione di chi per la prima volta decide di fare un'esperienza all'estero. «Ho solo diciotto anni», dice lui in ebraico. In ebraico e poi in inglese. Eccolo Eyal Golasa, centrocampista israeliano nato nella piccola cittadina di Netanya e venuto dal Maccabi Haifa. Venerdì mattina è atterrato a Roma. Sabato sera ha firmato con la Lazio. E dopo una domenica in giro per la Capitale, gli tocca un lunedì d'«orientamento». Così, ad accoglierlo per farlo sentire a suo agio in questa Roma c'è il presidente del Maccabi Italia, Vittorio Pavoncello e l'assessore ai Giovani della Comunità ebraica di Roma Daniel Citone. Un pranzo di piacere nel cuore dell'antico ghetto al ristorante kosher «Ba'Ghetto». Golasa è la prima volta che si trasferisce in una città fuori Israele. «Lo abbiamo visto un po' spaesato - racconta Pavoncello - ma è normale dato che è molto piccolo. Noi e la Lazio lo abbiamo comunque accolto a braccia aperte e lo difenderemo da ogni forma di razzsimo». Il centrocampista di religione ebraica sta già cercando casa. La vuole vicino a una sinagoga ma non lontanissima da Formello. Sembra anche essere affascinato da via Portico d'Ottavia, ma è più realistica una soluzione Eur-Marconi. Di sicuro c'è un dato: sta facendo carte false per trasferirsi assieme a tutta la famiglia (due fratelli, papà e mamma). A tavola parla poco. Racconta di essere un ebreo non strettamente osservante, ma praticante quanto basta. Ci tiene, però, al riposo sabatico (lo shabbat, ndr). Citone spiega che l'israeliano preferirebbe non giocare quel giorno, ma capisce le esigenze del calcio e qualche volta sarà disposto a rinunciare al rispetto dello shabbat. Altro nodo affrontato a pranzo è il militare. In Israele tutti i ragazzi che compiono 18 anni partono per la tzavà (il servizio di leva, ndr) che dura tre anni. Un particolare che ha già messo in allarme i dirigenti della Lazio, ma il il procuratore dell'israeliano spiega di avere già la soluzione in tasca. È anche per questo che oggi ripartirà per Tel Aviv. Bisogna mettere a posto le «carte», dal permesso di soggiorno in poi. Poi venerdì sarà di nuovo a Roma. Ballardini sta già pensando a come integrare nella rosa il timido Golasa.

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02/02/2010










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