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Roma sfida Cantù e la contestazione

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Lagente rimprovera alla società, e al presidente Toti su tutti, l'aver pronunciato spesso e a voce alta la parola progetto non facendo seguire i fatti alle intenzioni. Un dato è certo: Toti i soldi in questi anni li ha spesi. Che l'abbia fatto bene è uno dei nodi del contendere. Troppo spesso addii, fughe repentine ed esoneri hanno interrotto rapporti con personaggi, tecnici e giocatori di valore, cui la gente aveva affidato lecite voglie di riscatto. Negli anni il tifoso della Virtus ha visto alzare trofei a Siena, ci può stare, Fortitudo Bologna, Treviso, Avellino e Napoli, ed è un po' meno facile da accettare soprattutto nel rapporto delle spese sostenute da ogni club. E oggi quello stesso tifoso si interroga sul perché a lui sia sempre capitato di applaudire gli altri ma mai di aver gioito per una vittoria. Sbaglia quindi il Presidente Toti quando parla di impazienza e di voglia di vincere subito della gente romana a meno che non pensi che 8 anni siano solo il tempo minimo per preparare il fantomatico progetto (ma la foresteria per i giovani spesso annunciata dov'è?). Su tante cadute di stile, l'ultima è quella di non avere nessun dirigente al tavolo o in panchina a Lubiana a causa del forfait del febbricitante Bottaro, è bene sorvolare ma varrebbe la pena ricordare ai tanti circondano Toti e che gli dispensano la loro innata sapienza cestistica che la Virtus è una società di serie A che rappresenta la capitale d'Italia e come tale si dovrebbe mostrare in qualunque occasione. Oggi contro la Ngc Cantù dell'ottimo Trinchieri in ballo non ci saranno quindi solo i due punti. Potrebbe certo non bastare una vittoria a far scoppiare la pace. Ma coglierla consentirebbe almeno di affrontare una fase di possibile confronto, se si avrà l'umiltà di accettarlo tappando finalmente la bocca ai consigliori del parterre, con maggiore serenità.

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