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Jennings: a Roma per diventare grande

Fabrizio Fabbri



Neppure la presentazione del Bodiroga giocatore aveva avuto come sfondo una cornice tanto importante e suggestiva, la Casina Valadier ed il Pincio, come quella che ha accolto Brandon Jennings. Play classe '89 alto 185 centimetri, talentino che la Virtus ha strappato per almeno una stagione (contratto triennale con clausola d'uscita verso la Nba e buy out per la società al termine di ogni campionato) e che ruberà la scena del basket d'oltreoceano negli anni che verranno.


Intanto però per crescere e scalare la vetta delle scelte dei pro americani del 2009 Jennings ha sposato il progetto-Virtus. «E' un'operazione unica - ha detto il Presidente Toti - che apre la strada ad un nuovo rapporto con la pallacanestro statunitense. Lui, una stella futura della Nba, ha scelto noi per completare il percorso di crescita».
Jennings, che vestirà la maglia con il numero 11, accetta spavaldo la sfida. «Sono emozionato, ma anche voglioso di farmi conoscere. Sono qui per crescere, aiutare la squadra, ma soprattutto vincere». Una melodia per le orecchie di Bodiroga che si coccola il suo gioiello. «Su youtube - dice il dirigente - si possono ammirare le sue giocate, ma a vederlo dal vivo fa impressione. Io di basket ne ho vissuto molto ed un talento così, con una tale rapidità, non lo ricordo. Ha la nostra fiducia, ma dovremo dargli il tempo di capire la nuova realtà, senza grandi pressioni».
Jennings, non ha paura. «Ho deciso di non andare a giocare al college per provare un'avventura diversa. Sono una point-guard, mi piace far giocare la squadra, ma anche segnare. Ogni partita sarà per me una finale, dalla quale voglio che la Virtus esca a braccia alzate. A chi mi ispiro? Steve Nash ed Allan Iverson». Più chiaro di così.

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24/07/2008










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