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Il presidente federale torna sul cambio del ct

Il presidente federale torna sul cambio del ct

«Nessuna scorrettezza nei confronti di Roberto Donadoni. Piuttosto, il cambio di allenatore è stato una scelta tecnica, a fronte di un Europeo azzurro valutato al di sotto delle potenzialità della nazionale. Quanto al resto, era naturale che sul successore di Lippi incombesse l'ombra del ct campione del mondo a Berlino, anche perchè nel frattempo non si era sistemato da altre parti».

Giancarlo Abete promette per il consiglio federale del 3 luglio «una relazione a 360 gradi, in cui spiegherò che certe valutazioni non sono legate solo ai risultati», per fare chiarezza in modo definitivo sulla vicenda della fine del contratto del ct che ha guidato l'Italia a Euro 2008. Nel frattempo, da Vienna dove si trova per delle riunioni Uefa, parla dell'avvicendamento sulla panchina azzurra. «C'è stato un semplice estinguersi di un rapporto contrattuale - spiega il presidente della Figc - come capita sovente in manifestazioni come queste. Poi ci siamo mossi in modo celere, per alcuni troppo, per altri correttamente. Sacchi dice che è stata una decisione affrettata? Diciamo che fra ex ct c'è una certa solidarietà fisiologica».
L'ormai ex tecnico della Nazionale ha però sottolineato che in questi due anni si è molto, forse troppo, parlato di Lippi.
«È fisiologico che quando si subentra a un tecnico che ha appena vinto il campionato del mondo - spiega Abete - e che poi non si sistema alla guida di altre squadre, ci sia la sua ombra che incombe sul successore. Ma questo non significa essere stati scorretti con Donadoni».

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29/06/2008










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