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Avvertimento Il milanista carica gli azzurri: dimentichiamo il Mondiale

«È un'Italia all'attacco ma sarà dura ripetersi»

Paolo Dani



BADEN Due anni fa un'Italia fortunata, questa volta un'Italia d'attacco. Detta così, non sembrerebbe di Rino Gattuso la descrizione delle due nazionali, quella che vinse il Mondiale 2006 con Lippi e quella che si appresta ad affrontare l'Europeo 2008 con Donadoni.

Ma la convinzione del ringhio azzurro - assai fiducioso nella squadra «più offensiva» allestita da Donadoni - è dettata solo dalla voglia di non fermarsi alla vittoria di Berlino. «Tranquilli, sono sempre lo stesso: io mi mangio cartellini e pallone, in campo...». E in effetti sembra un morso continuo ai luoghi comuni, la sua conferenza stampa che a quattro giorni dall'esordio con l'Olanda irrompe come una tempesta di allegria. Tra una battuta su Carla Bruni («È incerta su chi tifare tra Italia e Francia? Faccia 50 e 50, un po' è la moglie di Sarkozy un pò è la donna che fa pubblicità a un'auto italiana») e una su Mourinho (Ha mostrato di avere due cose grosse così, sotto... Si è presentato subito nella nostra lingua: parla italiano meglio di me»), il mattatore Gattuso ha espresso senza remore le sue certezze. «Ho rivisto tutte le partite del Mondiale, abbiamo dato il massimo, ma diciamo la verità: siamo stati anche fortunati. Rischiammo a ogni partita, potevamo perdere ovunque». Non è per mettere le mani avanti, assicura, ma per ricordare a tutti come sia indispensabile «evitare una presunzione da campioni del mondo, e piuttosto scendere in campo con il coltello tra i denti». Quanto al confronto Mondiale-Europeo, Gattuso motiva con precisione la certezza di molti protagonisti: «Un Europeo è molto più difficile: le squadre hanno un alto livello tecnico-tattico e sono più evolute di certe squadre sudamericane».
Figurarsi se può essere un approccio morbido quello dell' Italia, inserita nel girone della «morte» con l'Olanda, la Romania e la Francia. «Sono quattro le squadre che si possono qualificare. Cosa è cambiato da Lippi a Donadoni? Di diverso c'è che abbiamo perso il nostro capitano, e l'assetto tattico: con tre punte, non si può negare che questa Italia sia molto offensiva». Merito di Donadoni, è il messaggio di Gattuso, che sin dai primi giorni del dopo-Mondiale invitò tutti a dare fiducia al giovane ct di Bergamo. «Lui ha un'idea molto chiara su come deve giocare la nazionale: non dimentico che a Glasgow andammo con tre punte, nonostante per la qualificazione ci bastasse un pareggio».
Chiede di non aspettarsi dall'Italia un altra vittoria purificatrice, «perché portare la maglia azzurra è già pesante e caricarla di altre responsabilità non mi pare giusto. I problemi del nostro campionato si risolvono con gli stadi di proprietà. Sui giovani e gli stranieri, dico al presidente del Coni Petrucci, andiamo già meglio di qualche anno fa. Ora a preoccuparsi devono essere in Inghilterra o Germania». Poi, a raffica, una serie di elogi per i compagni. «Abbiamo due centrocampisti che con Gerrard fanno a gara per il titolo di migliore al mondo, nel ruolo - dice Gattuso - ma l'arma in più può essere Aquilani: mi ha impressionato l'assist del secondo gol contro il Belgio, quelli sono gran colpi. Poi io confido in Toni: lui può essere il giocatore decisivo. Speriamo solo di non averlo gufato con tutti questi elogi...». Detta così, Gattuso finirebbe tra le riserve. »No, no: io sono sempre lo stesso. Il bruciore allo stomaco è cominciato, l'adrenalina sale. Vedrete cosa combino in campo».

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06/06/2008










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