E' finito
così quello che il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, arrivato all'Olimpico pochi minuti prima del
fischio d'inizio, ha definito «Un grande evento italiano e
un bel segnale per il calcio». Eppure erano tanti i timori
intorno a una partita che l'Osservatorio aveva dichiarato
ad alto rischio. Tanta la rivalità in campo e sugli spalti,
aumentata ancor di più dopo il tesissimo finale di
campionato di domenica scorsa. Dentro lo stadio è filato
tutto liscio, con la Curva Nord lasciata malinconicamente
vuota ed utilizzata da settore cuscinetto tra le due
tifoserie. Fischi, e tanti, per i nerazzurri e in
particolare per Roberto Mancini quando, durante
l'esecuzione dell'inno di Mameli, sono stati inquadrati nei
maxi-schermi dell'Olimpico. Fischi che si sono tramutati in
applausi e gioia al triplice fischio di Morganti e durante
la festa giallorossa. Fuori dello stadio, invece, prima
della partita, non tutto è filato liscio nonostante i
duemila agenti delle forze dell'ordine e un elicottero a
sorvolare in continuazione l'area dell'Olimpico e del Foro
Italico. Un gruppo di tifosi a volto coperto ha attaccato
con un lancio di bottiglie e petardi i tifosi dell'Inter in
fila in attesa di entrare nello stadio. Un attacco che ha
richiesto un massiccio intervento delle forze dell'ordine
che hanno transennato prontamente la zona procedendo, tra
l'altro, a sei fermi. L'attacco per fortuna non ha
provocato danni rilevanti alle persone: solo un tifoso e
due agenti si sono dovuti sottoporre a cure per lievi
contusioni.
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25/05/2008