E anche con una battuta a uno dei tanti
tifosi che di prima mattina lo aspettano sotto il suo
ufficio per applaudirlo e gli chiede se punta a vincere
anche la finale di coppa Italia. «Io ci manderei i
ragazzini...», risponde con una punta di polemica il
presidente dell'Inter, guadagnandosi l'apprezzamento del
sostenitore («Bravo, bravo!»), ma rischiando di rendere
ancora più difficili i rapporti con la Roma.
In realtà
Moratti non ha alcuna intenzione di replicare il gesto del
padre Angelo che, per protesta contro la Federcalcio, nel
1961 ordinò a Helenio Herrera di schierare la Primavera in
una gara di campionato contro la Juventus. Per l'Inter finì
con un disastroso 9-1 che passò alla storia per il primo
gol di Sandro Mazzola, allora esordiente in nerazzurro, che
oggi non vorrebbe rivivere da spettatore una simile mossa.
E infatti, poche ore dopo, lo stesso Moratti chiarisce
tutto. «Era solo una battuta, nel modo più assoluto
rispetteremo la coppa Italia - frena il numero uno
nerazzurro -. L'importante è non esagerare nel
drammatizzare questa partita fra due squadre che hanno
fatto un campionato bellissimo, che spero si giochi senza
rabbia. La Roma è stata fantastica, ha realizzato un sacco
di punti giocando bene».
Nella sua strategia
distensiva, il numero uno di Palazzo Durini assolve anche
il giallorosso Daniele De Rossi, che ieri ha parlato di
'campionato falsatò. «Capisco che quando finisce un
campionato si può avere dentro tante cose da dire,
specialmente se si è fatta fatica e si pensa di averlo
meritato come De Rossi. Tutti quelli che partecipano a una
competizione lo pensano, poi c'è solo uno che vince. Il
calcio è fatto così». Per il presidente nerazzurro, quelle
che arrivano da De Rossi sono solo esternazioni causate
dalla frustrazione di chi ha perso: «Non si può essere
pignoli su quello che dice un giocatore a fine partita,
stanco, arrabbiato e dispiaciuto. Quindi - assicura Moratti
- non c'è nessuna critica nei suoi confronti, anzi
comprensione».
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20/05/2008