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Alessandro Austini a.austini@iltempo.it A pronunciare ...

Alessandro Austini
a.austini@iltempo.it
A pronunciare quella parola che inizia per «s» e finisce per «o» non ci pensa nemmeno. Da buon romano, De Rossi è d'accordo con il suo fratello maggiore Totti: lo scudetto lo vince l'Inter.

Non ha avuto ancora occasione per dirlo, ma la risposta è già pronta. Scaramantica, ovviamente. Vaglielo a spiegare a Cicinho...
Sono giorni di passione per il centrocampista giallorosso. Dorme poco ma sogna molto: non lo ammetterà mai, eppure al «miracolo» tricolore ci crede eccome. Tutta la Roma lo merita, lui per primo dopo una stagione ai limiti della perfezione. E domenica, per l'ennesima volta in questo campionato infinito, si caricherà sulle spalle oneri e onori del leader: senza il capitano, tocca a «Danielino».
Anche se la fascia la indosserà il più esperto Panucci, il popolo romanista guarderà De Rossi come il vero capitano. Romano e romanista. Uno che non si è mai tirato indietro, anche quando le cose andavano male e il pallone scottava. Come quello piazzato sul dischetto del rigore nei minuti finali di Roma-Genoa. Quel gol è uno dei tanti che tiene in piedi le speranze giallorosse. Senza il suo coraggio il Sogno sarebbe già spezzato. E non a caso è stato proprio il biondo di Ostia a denunciare in prima persona i favori arbitrali all'Inter, mettendoci sempre la faccia. Fuori e dentro dal campo.
È pronto a ripetersi anche contro il Catania, nella giornata più importante della storia giallorossa da sette anni a questa parte, nonostante l'erroraccio di Manchester. Non ci ha dormito per una settimana mentre i tifosi lo aveva perdonato un secondo dopo. «Ho lasciato gli ultimi rigori a Pizarro e Aquilani ma ora li tiro io» ha detto dopo la semifinale di coppa Italia. Spalletti è d'accordo, di lui si fida ciecamente e attorno a lui costruirà anche la Roma del futuro grazie al rinnovo di contratto in arrivo a fine stagione: mancano pochi dettagli prima di stappare lo champagne. De Rossi sarà giallorosso fino al 2013, con un ingaggio ben oltre il tetto d'ingaggi fissato dalla società. L'annuncio a bocce ferme, ma comunque prima del ritiro estivo.
Il giusto premio a un campione che non conosce soste. Quest'anno condivide con Tonetto il primato di presenze stagionali. Quarantotto partite giocate che alla fine dei conti diventeranno cinquanta, per il momento così suddivise: trentatre in campionato, tutte e dieci le gare di Champions League più cinque «gettoni» collezionati in coppa Italia. Numeri da stakanovista che ormai contraddistinguono la sua carriera: anche l'anno scorso fu il più presente tra i giallorossi. Quantità e qualità: cinque gol segnati in campionato e un rendimento sempre al di sopra della sufficienza. E non finisce qui, perché Donadoni lo aspetta in Nazionale per gli Europei. Dopo una stagione del genere sarà difficile negargli un posto da titolare anche se i progetti iniziali del ct lo vedevano in panchina.
A Catania guiderà il centrocampo nonostante una fascite plantare che lo disturba da qualche giorno. Ma già ieri è tornato ad allenarsi con i compagni, poi subito a casa a godersi la sua splendida figlia Gaia e a sognare il regalo più bello che il destino può riservargli. Anche questo non lo dirà mai, ma c'è da scommetterci: meglio lo scudetto dell'Europeo.

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16/05/2008










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