Non ha avuto ancora occasione per dirlo,
ma la risposta è già pronta. Scaramantica, ovviamente.
Vaglielo a spiegare a Cicinho...
Sono giorni di
passione per il centrocampista giallorosso. Dorme poco ma
sogna molto: non lo ammetterà mai, eppure al «miracolo»
tricolore ci crede eccome. Tutta la Roma lo merita, lui per
primo dopo una stagione ai limiti della perfezione. E
domenica, per l'ennesima volta in questo campionato
infinito, si caricherà sulle spalle oneri e onori del
leader: senza il capitano, tocca a «Danielino».
Anche
se la fascia la indosserà il più esperto Panucci, il popolo
romanista guarderà De Rossi come il vero capitano. Romano e
romanista. Uno che non si è mai tirato indietro, anche
quando le cose andavano male e il pallone scottava. Come
quello piazzato sul dischetto del rigore nei minuti finali
di Roma-Genoa. Quel gol è uno dei tanti che tiene in piedi
le speranze giallorosse. Senza il suo coraggio il Sogno
sarebbe già spezzato. E non a caso è stato proprio il
biondo di Ostia a denunciare in prima persona i favori
arbitrali all'Inter, mettendoci sempre la faccia. Fuori e
dentro dal campo.
È pronto a ripetersi anche contro il
Catania, nella giornata più importante della storia
giallorossa da sette anni a questa parte, nonostante
l'erroraccio di Manchester. Non ci ha dormito per una
settimana mentre i tifosi lo aveva perdonato un secondo
dopo. «Ho lasciato gli ultimi rigori a Pizarro e Aquilani
ma ora li tiro io» ha detto dopo la semifinale di coppa
Italia. Spalletti è d'accordo, di lui si fida ciecamente e
attorno a lui costruirà anche la Roma del futuro grazie al
rinnovo di contratto in arrivo a fine stagione: mancano
pochi dettagli prima di stappare lo champagne. De Rossi
sarà giallorosso fino al 2013, con un ingaggio ben oltre il
tetto d'ingaggi fissato dalla società. L'annuncio a bocce
ferme, ma comunque prima del ritiro estivo.
Il giusto
premio a un campione che non conosce soste. Quest'anno
condivide con Tonetto il primato di presenze stagionali.
Quarantotto partite giocate che alla fine dei conti
diventeranno cinquanta, per il momento così suddivise:
trentatre in campionato, tutte e dieci le gare di Champions
League più cinque «gettoni» collezionati in coppa Italia.
Numeri da stakanovista che ormai contraddistinguono la sua
carriera: anche l'anno scorso fu il più presente tra i
giallorossi. Quantità e qualità: cinque gol segnati in
campionato e un rendimento sempre al di sopra della
sufficienza. E non finisce qui, perché Donadoni lo aspetta
in Nazionale per gli Europei. Dopo una stagione del genere
sarà difficile negargli un posto da titolare anche se i
progetti iniziali del ct lo vedevano in panchina.
A
Catania guiderà il centrocampo nonostante una fascite
plantare che lo disturba da qualche giorno. Ma già ieri è
tornato ad allenarsi con i compagni, poi subito a casa a
godersi la sua splendida figlia Gaia e a sognare il regalo
più bello che il destino può riservargli. Anche questo non
lo dirà mai, ma c'è da scommetterci: meglio lo scudetto
dell'Europeo.
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16/05/2008