Invece ieri egli ha finalmente dimostrato di
avere, oltre a una tonnellata di piombo nel piede destro,
anche qualche etto di materia grigia nella scatola cranica.
Ha ingoiato il rospo e pazientato, sapendo che l'inglese
aveva una strategia basata su tre pit stop e che sarebbe
dunque bastato restargli nei pressi per metterselo alle
spalle facendone uno in meno di lui.
Bravo. Anzi: due
volte bravo. Perché dare via libera all'inglese gli è
servito anche a trarre dalla vittoria finale il massimo
vantaggio nella lotta intestina con il compagno di squadra.
Se Massa fosse riuscito a tenerlo a bada ancora per un
po', infatti, Hamilton non avrebbe accumulato quel paio di
secondi di vantaggio che gli hanno consentito di strappare
il secondo posto a Raikkonen.
Dunque mi riesce
difficile pensare che alla Ferrari stiano festeggiando
questa quarta vittoria in cinque gare con lo stesso
entusiasmo delle precedenti. Perché una delle conseguenze
del risultato di ieri è che Hamilton è più vicino al
vertice della classifica mondiale di quanto non fosse alla
vigilia.
E un'altra conseguenza è che in squadra finirà
per divampare una mezza guerra civile. E abbiamo visto
l'anno scorso - con quella fra Hamilton e Alonso - come
vanno a finire le guerre civili in Formula 1.
Fra
l'altro, la cadenza dei pit stop, con Massa che ha sempre
rifornito tre giri prima del compagno, ci fa capire che,
nelle qualifiche di sabato, il brasiliano aveva a bordo fra
i sette e i nove chili di benzina in meno rispetto a
Raikkonen. Vale a dire che il team gli aveva regalato un
vantaggio in termini cronometrici di 2-3 decimi di secondo.
Proprio quelli che hanno relegato il finlandese al
quarto posto della griglia, sul lato sporco della pista,
condannandolo a partire male e compromettendo fin
dall'inizio la sua corsa.
Di solito la Ferrari
programma un solo giro di differenza tra i pit stop dei
suoi piloti in modo da fargli fare le qualifiche ad armi
più o meno pari. Come mai, stavolta, questa clamorosa
differenza in favore di Massa?
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12/05/2008