Mentre i Sensi studiano gli ultimi dettagli del piano di
risanamento di Italpetroli da consegnare a Unicredit, da
New York arriva l'ultimatum: ora o mai più. O meglio: senza
un intervento deciso della banca creditrice entro il fine
settimana, Soros comunicherà ufficialmente la sua uscita di
scena. In realtà l'imprenditore-filantropo si è già
defilato da almeno una settimana, dopo che la trattativa
era «morta» il 17 aprile, quando il suo emissario Horowitz
a Roma si sentì dire che l'offerta per l'acquisto del club
era stata superata da una fantomatica cordata araba. Per
riaprire i «giochi», quindi, c'è bisogno della mossa che
gli advisor di Soros stanno aspettando: Unicredit può
ancora decidere di prendere in mano la situazione,
bocciando il piano di rientro curato da Banca Finnat e
replicando la cosiddetta «moral suasion» sulla famiglia
Sensi per riaprire i colloqui con gli americani. «Viviamo
il momento con molta serenità. E basta» spiega a Radio
Radio Roberto Nicastro, deputy Ceo di Unicredit. E sarà
questa la linea che verrà tenuta stamattina in assemblea
davanti ai soci della banca. Il futuro di Italpetroli (e
della Roma) non è certo tra le priorità di Profumo, ma la
questione è stata comunque affrontata anche ieri nel cda di
Unicredit. La banca attende ancora di conoscere i dettagli
del piano di rientro che i Sensi stanno definendo non senza
ostacoli. Ad esempio, i depositi di Civitavecchia, indicati
tra gli asset da vendere, non trovano un acquirente
nonostante siano all'«asta» da oltre un anno. Senza una
carta a sorpresa o aiuti esterni (nuovo stadio?) sarà
difficile convincere Profumo che la cessione della Roma si
può evitare.
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08/05/2008