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La famiglia si ricompatta attorno a Rosella per tenere la Roma

Tiziano Carmellini
t.carmellini@iltempo.it



Giro di vite, inevitabile dopo l'ennesima querelle che si chiude con lo «stop» della famiglia che decide di tenere la Roma. Stavolta è la lettera inviata a Unicredit a tener banco nel pomeriggio romano che anticipa la Festa del Lavoro, missiva che la As Roma (o meglio Italpetroli) ha ufficialmente smentito di aver ricevuto.

Il comunicato è chiaro: «Italpetroli precisa di non aver ricevuto alcuna lettera da parte di Unicredit Banca di Roma, con la quale quest'ultima invita l'azionista di riferimento a rivalutare presunte offerte relative all'acquisizione del pacchetto azionario di maggioranza dell'As Roma, formulate da qualsivoglia soggetto».
Smentito dunque l'arrivo della lettera con la quale Unicredit avrebbe fatto pressing sulla proprietà per la cessione del pacchetto di maggioranza di Italpetroli. E se una società si prende la briga di smentire, vuol dire che un escamotage c'è. E di fatto tutto ruota attorno al testo di questa «moral suasion» (spedita ai tre «protagonisti» due giorni fa) che non parla mai esplicitamente della vendita della As Roma o della trattativa con la Inner Circle Sport di Soros, ma chiede semplicemente alla Italpetroli, alla famiglia Sensi e a Banca Finnat (l'istituto di credito che si sta occupando del piano di ristrutturazione della holding) «informazioni dettagliate su come Italpetroli e la famiglia Sensi intendano rispettare il piano di rientro del debito che ammonta a 367 milioni di euro» in grande maggioranza proprio con Unicredit.
Un pressing chiaro e tondo quindi con tutte le componenti dell'affare, le banche, gli advisor dello studio Tonucci, di Banca Rotschild e della Cleary Gottbly, compreso Tacopina, che spingono per l'arrivo del magnate americano Soros e dei suoi soldi. Inutilmente.
Ma proprio mentre il fronte si compatta e in cerca della soluzione che possa agevolare il passaggio di mano, arriva lo stop della famiglia Sensi che nega appunto una discrasia interna con l'ennesimo comunicato. E stavolta è tutto vero, nel senso che la famiglia, prima divisa o comunque nella complessità poco sicura di dover investire ancora sulla As Roma, si è ricompattata attorno all'ad giallorosso Rosella Sensi e avrebbe deciso di non vendere più il pacchetto di maggioranza. In soldoni vuol dire che i Sensi metteranno altri asset a disposizione delle banche per garantire il rientro del debito, ma terranno la Roma: altrimenti Unicredit, che di aspettare non sembra aver più voglia, potrebbe esercitare il famoso 2% e cambiare di nuovo tutte le carte in tavola. La trattativa con Soros termina qui: per il momento.

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01/05/2008










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