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Banca Unicredit in pressing sulla proprietà della Roma

Profumo di vendita

Tiziano Carmellini

Alessandro Austini



Una partita a scacchi, giocata a distanza, facendo attenzione a non far tremar troppo uno scacchiere che rischia di saltare in aria da un momento all'altro. Da una parte Soros «felice» del fatto che finalmente si sia capito quanto reale sia la sua intenzione di comprare la Roma.

Dall'altra la famiglia Sensi che prende tempo perché di lasciare la guida della Roma proprio non ne vuole sapere: e forse anche giustamente.
A spingere verso la cessione non è più solo il pressing di una piazza che ha visto nello «zio d'America» la manna dal cielo (con prospettive future al limite dell'immaginabile e una campagna acquisti che già aleggia sull'etere capitolino da giorni). Secondo i soliti «ben informati» Unicredit, l'istituto bancario che ha garantito la copertura finanziaria al risanamento di Italpetroli, sarebbe pronta a cambiare strategia. Il gruppo bancario guidato da Profumo, accertatosi della concretezza dell'offerta di Soros, potrebbe iniziare a mettere pressione sulla proprietà affinché la trattativa non si incagli.
In alternativa l'attuale dirigenza dovrà presentare un piano di rientro dall'esposizione debitoria di Italpetroli (367,9 milioni di euro) che ancora non c'è e che non sembra aver trovato l'appoggio della società di revisione Pricewaterhouse: anzi, gli stessi revisori avrebbero ribadito alla Sensi lunedì che non sussistono le condizioni per certificare il bilancio della holding. I tempi stringono: entro la prossima settimana Unicredit dovrebbe affrontare la questione Italpetroli nell'assemblea annuale dei soci in programma l'8 maggio. La cessione della Roma sarebbe la soluzione più logica per sbloccare la situazione ma i Sensi continuano a scartare questa ipotesi. Nel cda di ieri dell'As Roma, la riunione tecnica richiesta mensilmente dalla Consob, non si è affrontato l'argomento. I consiglieri si sono limitati ad approvare i conti del club definiti «brillanti».
Intanto i giorni passano e da New York, nonostante gli advisor di Soros cerchino di tenere incollati tutti i pezzi, arrivano altri segnali di inquietudine. Si aspetta la famosa «manifestazione di interesse» per un'offerta che è lì sul tavolo da tempo e che potrebbe anche essere ritoccata verso l'alto. Il magnate americano non muoverà altri passi fino a che i Sensi non gli invieranno un segnale di apertura. Ci pensano invece la «politica» e il mondo del calcio che conta, a mandare messaggi rassicuranti alla Roma. Anche ieri diverse telefonate sono arrivate all'ad giallorosso: attestati di stima, conforto e assicurazioni per tener duro e non far «entrare l'invasore a stelle e strisce». Qualcosa si muove pure nel mondo della finanza: fonti economiche segnalano l'interesse per la Roma di una cordata italiana che farebbe capo alla consolidata coppia Benetton-Briatore.
Anche l'altro imprenditore americano, Joseph Fisher, avrebbe riallacciato i contatti con il legale dei Sensi, De Giovanni, per confermare che il club giallorosso gli interessa ancora. Le ultime notizie sulla brusca frenata di Soros hanno scoraggiato gli investitori in Borsa: ieri diverse sospensioni per eccesso di ribasso del titolo Roma che a fine seduta ha perso il 9,86%.

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30/04/2008










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