Dall'altra la famiglia Sensi che prende tempo perché di
lasciare la guida della Roma proprio non ne vuole sapere: e
forse anche giustamente.
A spingere verso la cessione
non è più solo il pressing di una piazza che ha visto nello
«zio d'America» la manna dal cielo (con prospettive future
al limite dell'immaginabile e una campagna acquisti che già
aleggia sull'etere capitolino da giorni). Secondo i soliti
«ben informati» Unicredit, l'istituto bancario che ha
garantito la copertura finanziaria al risanamento di
Italpetroli, sarebbe pronta a cambiare strategia. Il gruppo
bancario guidato da Profumo, accertatosi della concretezza
dell'offerta di Soros, potrebbe iniziare a mettere
pressione sulla proprietà affinché la trattativa non si
incagli.
In alternativa l'attuale dirigenza dovrà
presentare un piano di rientro dall'esposizione debitoria
di Italpetroli (367,9 milioni di euro) che ancora non c'è e
che non sembra aver trovato l'appoggio della società di
revisione Pricewaterhouse: anzi, gli stessi revisori
avrebbero ribadito alla Sensi lunedì che non sussistono le
condizioni per certificare il bilancio della holding. I
tempi stringono: entro la prossima settimana Unicredit
dovrebbe affrontare la questione Italpetroli nell'assemblea
annuale dei soci in programma l'8 maggio. La cessione della
Roma sarebbe la soluzione più logica per sbloccare la
situazione ma i Sensi continuano a scartare questa ipotesi.
Nel cda di ieri dell'As Roma, la riunione tecnica richiesta
mensilmente dalla Consob, non si è affrontato l'argomento.
I consiglieri si sono limitati ad approvare i conti del
club definiti «brillanti».
Intanto i giorni passano e
da New York, nonostante gli advisor di Soros cerchino di
tenere incollati tutti i pezzi, arrivano altri segnali di
inquietudine. Si aspetta la famosa «manifestazione di
interesse» per un'offerta che è lì sul tavolo da tempo e
che potrebbe anche essere ritoccata verso l'alto. Il
magnate americano non muoverà altri passi fino a che i
Sensi non gli invieranno un segnale di apertura. Ci pensano
invece la «politica» e il mondo del calcio che conta, a
mandare messaggi rassicuranti alla Roma. Anche ieri diverse
telefonate sono arrivate all'ad giallorosso: attestati di
stima, conforto e assicurazioni per tener duro e non far
«entrare l'invasore a stelle e strisce». Qualcosa si muove
pure nel mondo della finanza: fonti economiche segnalano
l'interesse per la Roma di una cordata italiana che farebbe
capo alla consolidata coppia Benetton-Briatore.
Anche
l'altro imprenditore americano, Joseph Fisher, avrebbe
riallacciato i contatti con il legale dei Sensi, De
Giovanni, per confermare che il club giallorosso gli
interessa ancora. Le ultime notizie sulla brusca frenata di
Soros hanno scoraggiato gli investitori in Borsa: ieri
diverse sospensioni per eccesso di ribasso del titolo Roma
che a fine seduta ha perso il 9,86%.
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30/04/2008