Nel primo, un godibile testo di alta
divulgazione, Soros illustra i misteri della finanza con
una prosa brillante ed un lessico accessibile a tutti. Il
secondo appartiene al genere delle autobiografie con una
punta di compiacimento, mirate, però, pure a difendersi
dalle accuse di insider trading, rivolte contro di lui alla
fine degli Anni 80, e di avere, nel 1992, fatto saltare gli
accordi europei sui cambi (in gergo lo Sme, sistema
monetario europeo) e portare la sterlina britannica e la
lira italiana alla svalutazione. Il terzo (del 2004) è una
filippica contro la politica estera (ma anche interna) di
Bush.
Il quarto, anche se pubblicato ormai dieci anni
fa, è ai nostri fini il più importante. Il libro anticipa
sotto numerosi aspetti i temi, i problemi ed anche le
soluzioni delineate di recente nella recente saggistica del
Ministro dell'Economia e delle Finanze «in pectore», Giulio
Tremonti - specialmente il recente successo editoriale «La
paura e la speranza».
Nel volume, che esce quasi in
parallelo con l'intensificarsi delle attività filantropiche
del finanziere (in campi molto diversificati -
dall'incoraggiamento a studenti di colore alla
sponsorizzazione di centri di ricerca in varie discipline,
al supporto di studi filosofici), l'economia di mercato ed
il processo di integrazione internazionale vengono
sottoposti ad una serrata critica: se non «governati»
comporterebbero continue instabilità finanziarie - come
quella del 1992 (che pur coronò il vertice della sua
ricchezza e del suo potere) e come quella attuale.
Cosa
c'entra il calcio con tutto questo? A pp. 235-239 del libro
di dieci anni, Soros traccia la «domestic agenda», ossia il
programma a cui vuole dedicare le sua attività all'interno
degli Usa: sono in gran parte dirette ai giovani, e
specialmente a quelli di famiglie a basso reddito, a creare
per loro opportunità «dopo la scuola» indicando come tali
occasioni possano estendersi anche al campo dello sport.
L'indicazione non è esplicita ma si evince dal contesto del
capitolo.
Resta un dubbio. Soros ha avuto grande
successo come finanziare, imprenditore e filantropo, ed in
ciascuna di queste attività non è stato un azionista
silenzioso; è anzi intervenuto in singole operazioni. Come
se la caverà con le tematiche specifiche di una squadra di
calcio? Sempre che a 78 anni non decida di finanziarla ma
guardarla solo con il cannocchiale.
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23/04/2008