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Ma intanto lo scudetto non c'è più


Dapprima erano i russi, poi gli americani, quindi gli arabi. Veri i primi: «cacciati dalla politica» si disse allora. Verosimili i secondi: «partiti ma pronti a tornare» si dice ancora. Fantomatici gli ultimi: che a Villa Pacelli assicurano non conoscere.

Tanto di comunicato della Italpetroli per non dare spunti polemici alla Consob che ha chiesto chiarimenti agli attuali padroni della Roma (e che al momento non sembrano intenzionati a mollare. E ci mancherebbe...).
Tutto affascinante, intrigante modello best seller, con la tifoseria giallorossa già proiettata verso acquisti di mercato impossibili (almeno sognare è ancora gratis) e i cugini biancocelsti terrorizzati alla sola idea che un miliardario possa comprare i rivali di sempre. Roma è anche questo.
Ma il caos mediatico (e non solo) creatosi attorno alle vicende societarie, ha fatto passare quasi sotto silenzio il dramma calcistico che i giallorossi stanno vivendo (come non bastasse l'infortunio di Totti). Lo scudetto non c'è più, o forse non c'è mai stato: ma adesso, dopo l'ennesimo harakiri, è venuta meno anche la speranza. Che peccato. Un Diamanti è per sempre, se la ridono i laziali... e per una volta hanno ragione. Anche quest'anno a Spalletti & Co. resta solo la «coppetta» Italia e anche lì è ancora tutto da vedere. Un derby nella finale secca contro la Lazio resta l'unico obiettivo «vero» della Roma che ora deve stare attenta anche ai colpi di coda di una Juve tutt'altro che rassegnata. E a Torino con l'harakiri hanno già dato. Tiz

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22/04/2008










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