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28/07/2010, 05:30

Corrida, sangue e arena
l'arte che non può finire

Atteso oggi in Catalogna il voto per l'abolizione dell'emozionante spettacolo tra cultura e sport.

Corrida in Spagna Clima da resa dei conti fra pro-taurini e anti-taurini quello che si respira oggi in Spagna nell'attesa del d-day per il voto definitivo nel Parlamento catalano, sulla iniziativa di legge popolare per l'abolizione delle corride in Catalogna. Un centinaio di persone favorevoli alla corrida e una quarantina di abolizionisti si sono ritrovati un paio di giorni fa davanti alla Monumental, l'unica plaza de toros ancora attiva nella regione, per manifestare le loro opposte idee. S


econdo il deputato socialista catalano, David Perez (favorevole alla corrida), la votazione nel Parlamento sarà decisa all'ultimo voto, per una differenza che potrebbe essere inferiore ai sette suffragi. Da alcuni considerata una tortura legalizzata e da tanti altri un'arte, la corrida è uno spettacolo di tauromachia di antica tradizione popolare, apprezzata già dagli antichi Greci, Etruschi e Romani, diffusa poi nei Paesi di cultura ispanica (Spagna e in luoghi dell'America meridionale tra cui Messico, Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Costa Rica, Panamá e Bolivia), in Portogallo e in alcune zone della Francia. Ma certo, nel mondo di oggi che pullula di animalisti, la corrida rappresenta soltanto un evento sanguinario, barbaro, sadico e avulso dalla sua antica radice. Si dimentica che la corrida non è più festa nazionale della Spagna, ma anche parte del patrimonio culturale dell'Europa meridionale e di quello mondiale.

 
È uno spettacolo straordinario sospeso tra cultura, sport e arte. Ma è soprattutto emozione. Qualcosa di primitivo riemerge, mentre la plaza de toros sfoggia i suoi tramonti nell'arena, l'abito di luz spicca tra la terra gialla e il corpo scuro del toro. E poi il silenzio palpitante della folla, la musica, i fazzoletti, il caldo, las saetas e sangria. Ci si innamora di quella Spagna attaccata alle tradizioni, che rilanciano i fenomeni di costume verso una dimensione culturale, ma non solo. Fin dall'800, la «Fiesta» diventa oggetto di vero e proprio interesse letterario. Tanto che Juan Ramón Jiménez agli inizi del '900, rivolgendosi alla sua musa ispiratrice, la Inteligencia, le chiedeva di aiutarlo a trovare «el nombre exacto de las cosas». Mentre il toro moriva ai suoi piedi, tra gli applausi, come un gladiatore.

 

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Dina D'Isa

28/07/2010

  • 29/07/2010 15:53 gabry
    La Corrida è una vergogna che deve finire! Speriamo che tutti questi signori che continuano ad appoggiarla facciano una fine peggiore del toro
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