La band scozzese, guidata dal frontman Jim Kerr, non vive però di ricordi ma ha da poco pubblicato il convincente «Graffiti Soul», il quindicesimo album della loro trentennale carriera, che mostra una forte matrice rock. «Quando ami davvero la musica, ci ritorni sempre con una passione senza riguardi per gli alti e bassi della vita - sottolinea Jim Kerr - Ecco perché spero che la gente apprezzi Graffiti Soul. Se possiamo celebrare il nostro 30° anniversario e avere ancora il pubblico interessato ed eccitato dal nuovo materiale, allora è fantastico». Il disco è ben sintetizzato dal singolo «Rockets» che, col suo trascinante riff di chitarra e con l'effetto «battito di mani», farà tornare in mente ai loro fan alcuni degli episodi migliori della carriera dei Simple Minds ma, al tempo stesso, non dispiacerà alle nuove generazioni, grazie alla freschezza della produzione di Jez Coad. Dopo il mezzo passo falso di «Black and White 050505» nel 2005, in pochi avrebbero scommesso su un ritorno così convincente della band. Probabilmente incidere i nuovi brani ai Rockfiel studios, gli stessi dove videro la luce gli album «Real to real cacophony» nel 1979 e «Empires & dances» nel 1980, hanno riacceso l'entusiasmo e l'energia degli esordi, quando la band suonava una musica a cavallo tra punk ed elettronica. Il successo mondiale, però, arrivò nel 1985 con le indimenticabili «Don't you (forget about me)» e «Alive and kicking», due inni generazionali che non hanno mai risentito della ruggine del tempo.
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07/11/2009