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Notizie - Spettacoli

EsordioOrdinario e straordinario nella poesia di Piccinini

Semplicemente «Klinamen»

Anna Cinzia Tieni Solido, profondo e irriverente, l'esordio di Enrico Piccinini nel panorama della poesia italiana si veste di una tinta particolare che lo rende perfettamente leggibile anche a chi, d'abitudine, preferisce la prosa ai versi.

«Klinamen», questo il titolo della raccolta edita da Giulio Perrone Editore nella collana Lab (104 pp), rimanda ad una lettura che si espone nuda, eppure fiduciosa, al giudizio del lettore. Lontana dall'essere un puro esercizio stilistico o di ricerca formale, la poesia di Piccinini, artista eclettico perché fotografo ma anche consulente letterario oltre che poeta, è intessuta di quotidiano ordinario e straordinario. Ha parole lievi e parole forti che descrivono l'arco della vita che costringe e respinge, che dà e toglie, o che semplicemente si muove nelle sue forme, forse anche restia a lasciarsi capire. Sembra che all'autore i versi escano così, di botto, come per un colpo di tosse. Come per un rigurgito che non trattiene le esperienze di letto o di gioco, i ricordi di bambino e di adulto, la madre e le donne, gli amici e le feste, il giorno e la notte. È un'alba che arriva, che disfa i pensieri e ricompone a piacere le tele del sonno. È una sera che scende dove "…Il tempo s'espande/ a forma di neon/ e più che dolore è/ un paziente ricamo."

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31/10/2009










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