I momenti fondamentali della vita politica e della elaborazione culturale di Lombardi furono i seguenti: la lotta nella Resistenza, la partecipazione al CLNAI come rappresentante del partito d'azione e poi al confronto politico sui governi di unità nazionale; il suo ingresso nel PSI e il suo impegno nel dibattito socialista degli anni '48-'49; dal 1956 in poi l'azione politica insieme a Nenni per l'autonomia del PSI, l'elaborazione della filosofia e del programma del centro-sinistra, la successiva battaglia politica anche contro Nenni sulla caratterizzazione moderata o riformista del centro-sinistra; infine il progetto della ristrutturazione della sinistra e dell'alternativa e i rapporti con Bettino Craxi nel PSI e con Enrico Berlinguer e il PCI nel confronto sulle strategie della sinistra. Quando nel 1956 il PSI si risvegliò, Nenni diede il meglio di se stesso facendo su "Mondoperaio" un'analisi tuttora insuperata dello stalinismo: in questione era il sistema comunista in quanto tale, non - come invece sostenne Togliatti nella sua intervista a "Nuovi Argomenti" - di una degenerazione burocratica di esso. Quello che è avvenuto successivamente ha confermato l'analisi che fu comune a Nenni e a Lombardi. Con la piena riconquista dell'autonomia socialista furono costruiti i presupposti della politica di centro-sinistra. A quella politica Lombardi diede due contributi fondamentali: i presupposti ideologico-culturali e il quadro programmatico costituito dalle riforme. Sta di fatto, però, che quella paradossale utopia - in parte astratta, in parte dotata di possibilità di alcune realizzazioni - produsse, attraverso l'intesa fra riformisti "strutturali" o "rivoluzionari" e riformisti "semplici" (Lombardi, Giolitti, gli amici del "Mondo", La Malfa, cattolici o democristiani come Saraceno, Sullo, Donat Cattin, per molti aspetti lo stesso Fanfani) il più forte programma riformista che sia mai stato elaborato e la più incisiva battaglia per le riforme che sia mai stata data nella vita politica italiana, provocando reazioni durissime da parte degli interessi minacciati e offesi. Poi, ad un certo punto, prima della realizzazione delle regioni, Moro e i dorotei diedero l'alt e alla fine quel centro-sinistra risultò esaurito e si pose il problema di quale sarebbe stata la nuova fase politica. Si manifestarono, successivamente, nella sinistra italiana due progetti di segno opposto: quello del compromesso storico e quello dell'alternativa. Il primo era sostenuto dal PCI, da La Malfa, in qualche modo da alcuni settori della sinistra democristiana e del mondo imprenditoriale e finanziario. Il teorico più organico e conseguenziale dell'alternativa fu invece Lombardi che faceva derivare quell'ipotesi da alcuni aspetti della lotta sociale e sindacale, dai riflessi positivi del '68, da una potenziale - in effetti da lui del tutto sopravvalutata - incrinatura dell'unità politica dei cattolici derivante dalla scelta socialista delle ACLI di Labor e della forte conflittualità sociale al limite dell'anticapitalismo espressa dalla FIM CISL di Carniti, tutte forze con le quali Lombardi trovò un terreno di elaborazione e di incontro. In mezzo, tra i due fuochi, fra due linee assai nette e chiare, c'era la linea demartiniana degli equilibri più avanzati, cioè dell'apertura del centro-sinistra ai comunisti. Intorno a quelle due ipotesi si manifestò anche un netto dissenso fra il PCI e la sinistra socialista di Lombardi. Il nodo autentico era il seguente (non a caso Lombardi univa strettamente il progetto dell'alternativa con quello che egli chiamava "la ristrutturazione della sinistra"): in un Paese occidentale solo una sinistra non a guida comunista (la Francia di Mitterand) oppure caratterizzata da un soggetto politico del tutto nuovo, che trascendesse sia il PCI sia il PSI, poteva far decollare con possibilità di successo l'alternativa al partito moderato, nel nostro caso la DC. Il discorso del gruppo dirigente comunista guidato da Berlinguer era speculare a quello di Lombardi, ma di segno opposto: proprio perché il gruppo dirigente comunista era consapevole che con il mondo diviso in due blocchi un'alternativa a guida comunista era impraticabile e siccome esso non aveva alcuna intenzione di cambiare la caratterizzazione di fondo e i legami internazionali riteneva il compromesso storico, cioè l'incontro di governo fra la DC e il PCI, l'unica via insieme realista e innovativa. Su questa tematica, sul compromesso storico e sull'alternativa, si sviluppò un grande dibattito del quale Lombardi fu uno dei principali protagonisti. La storia, che è sempre imprevedibile, produsse però un esito politico del tutto diverso. Al Midas si allearono la corrente autonomista e quella della sinistra socialista eleggendo come segretario del PSI Craxi. Lombardi avrebbe preferito Giolitti ma non si oppose a quella scelta che si fondava sulla coniugazione dell'autonomia e dell'alternativa. Craxi in realtà riteneva impraticabile sia l'alternativa, che usava come strumento di autonomia e di battaglia politica nei confronti del PCI, sia il ritorno ad un centro-sinistra che ribadisse quella subalternità socialista alla DC che aveva caratterizzato i governi Moro-Nenni. Craxi puntava alla totale autonomia del PSI sia dal PCI che dalla DC per poi ricontrattare con quest'ultima quello che venne chiamato un sinistra-centro, cioè un'alleanza fra la DC e il PSI nella quale come minimo non ci fosse l'egemonia della DC e come massimo si affermasse addirittura l'egemonia del PSI. Craxi praticò con spregiudicatezza e abilità questa "guerra corsara" nel contempo recuperando o inventando una dimensione culturale e ideologica mirata a contestare e a mettere in crisi l'egemonia culturale del PCI. La sinistra socialista fu partecipe, ma in modo contraddittorio, di quel disegno. Ad un certo punto Riccardo Lombardi fu addirittura eletto Presidente del partito. Lombardi morì nel 1984 e già nel mondo dei primi anni '80 egli si trovava a disagio, figuriamoci in quelli successivi. Ciò che è accaduto negli anni '92-'94 con la distruzione del PSI ha radicalmente mutato tutti i termini della dialettica politica per cui egli, a mio avviso, non può essere usato sul terreno della polemica politica attuale. Tuttavia le sue riflessioni di fondo sul capitalismo, sui modelli economico-sociali, sulla storia economica e politica possono essere materia feconda di approfondimenti, di rimessa in questione degli schemi tradizionali.
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25/10/2009