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Notizie - Cultura e Spettacoli

25/06/2009, 05:15

L'omaggio a Manfredi

Tiziano Ferro infiamma l'Olimpico

Ventimila in delirio per il primo maxiconcerto della popstar laziale. Nella carrellata dei successi proposta spunta la sorpresa di "Tanto pe' cantà".

Tiziano Ferro all'Olimpico Eccola, la sorpresa tenuta nascosta fino all'ultimo momento. Quando Tiziano intona "Tanto pe' cantà" e in ventimila lo seguono nel coro, sembra di intravedere il fantasma benedicente di Nino Manfredi, da qualche parte dentro il catino dell'Olimpico. Lì capisci che il primo dei due maxiconcerti della popstar di Latina nello stadio romano ha in sè la magia segreta di una festa che si rinnova nel tempo, come quando una melodia viene tramandata di generazione in generazione, e in quella leggerezza apparente ci trovi dentro una saggezza, una verità da offrire, un antidoto contro le malinconie che braccano la vita vera.

Esattamente quel che Ferro propone dall'inizio della sua carriera, con il suo repertorio: costruito con tenacia e immensa professionalità, ma anche mostrando il suo lato fragile, la necessità di rattopparsi incessantemente l'anima, con quel genio d'artista che non riesce a metter su un filo spinato per tener oltreconfine la depressione. Il suo non è solo un godibilissimo juke-box live, ma anche un esercizio spirituale condiviso e accolto da quanti gli sono di fronte. Un rito sull'amore e l'amicizia, perni e nuclei di miliardi di canzoni di ogni stagione: ma in bocca a lui certe frasi e certi spleen sembrano trovare nuove intonazioni, a volte struggenti e sempre dichiaratamente sincere. Anche quando canta frasi chieste ad altri, Tiziano sa farsi credere: come nell'elegiaca "Indietro", con il testo di Ivano Fossati in cui si sostiene che "l'amore va veloce e tu vai indietro".

La celebrazione ha una partenza intima, con "La vita non passerà" eseguita con quel sipario chiuso che vien giù o sembra volar via come tante vele, prima dell'inquietudine di "Stop dimentica", che inaugura una carrellata in cui i suoi successi ci sono tutti: da "Imbranato" a "Rosso relativo", da "Ti voglio bene" a "Xdono", da "Ed ero contentissimo" fino a "Sere nere". E davvero, quelli sono momenti in cui il cantante potrebbe anche tacere, bersi una birra, mettersi seduto a godersi lo show di ritorno, perché l'emozione di quell'unisono, vista dalla sua prospettiva, è impagabile.

In "Per un po' sparirò" Ferro viene "doppiato" in una clip in smoking sul maxischermo centrale, quello dove poi spunta il faccione da mistico sufi di Battiato mentre recita i versi che introducono "Al tempo stesso". Su quel palco ipertecnologico, fatto di tubi, scale e ballatoi (dove in alcuni brani si esibiscono dei mirabolanti breakdancer) Tiziano corre, si ferma, riparte, come fosse sul serio in cerca di un personale centro di gravità permanente: e quando sembra affacciarsi da quelle balconate stilizzate, non è chiaro se è lui a far la serenata al pubblico o viceversa. Rispetto alle date primaverili del tour, alle due ore di scaletta vengono aggiunte "Assurdo pensare" e "Non ti scordar mai di me", tornata indietro dal "prestito" autorale a Giusy Ferreri. All'atto dei bis, ecco rispuntare Tiziano da una botola con la maglietta da calciatore, il numero "111" sulle spalle che ricorda la sua obesità adolescenziale. Lì non non resta che regalare "Alla mia età" e "Non me lo so spiegare" alla notte romana. Laura (Pausini) non c'è, stavolta. Ma basta una voce per accenderne a migliaia.

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Stefano Mannucci

25/06/2009

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