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Marida Caterini

Quando la raggiungiamo telefonicamente a L'Avana, Mariele Castro, figlia del presidente cubano Raul e nipote dell'ex «leader maximo», dice subito, in un ottimo italiano, che il fine dell'intervista esclusiva rilasciata a «Il

Ha iniziato dall'Italia per due motivi: innanzitutto perché il marito è di Palermo (faceva il fotoreporter, svela, quando è arrivato qui, adesso lavora nel settore commerciale) e poi perché la serie animata «Pubertad» da lei scritta e sceneggiata è stata presentata in anteprima mondiale a Rapallo, a «Cartoons on the bay».

Come vive la sua condizione di figlia del presidente? «Ho messo al servizio della questione morale e sociale di Cuba la mia credibilità. La gente, soprattutto la nuova generazione, mi ascolta e mi segue perché sono la figlia del presidente, ha fiducia in me. Mi ripugna l'idea che qualcuno possa pensare il contrario: che io possa prendere certe iniziative perché sono la figlia di mio padre». Può un cartoon contribuire a cambiare Cuba? «"Pubertad" deve rivalutare l'immagine spesso distorta che si ha di Cuba nel mondo soprattutto sulla prostituzione giovanile. Roma ci aiuta grazie alla collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics della vostra città: l'animazione è molto amata dalle nostre teen ager». Cuba si sta avviando verso la democratizzazione? «Tutto quel che faccio è finalizzato nella direzione del cambiamento che sta interessando il paese: un cambio costante ed inarrestabile una evoluzione positiva che tutti avvertono». Cosa è mutato con l'avvento di suo padre al potere? «È presto per una valutazione esaustiva. C'è però più senso di responsabilità individuale, più rispetto per la società». Ha qualche critica da fare a suo zio Fidel? «La società cubana aveva delegato a Fidel grandissime responsabilità in un periodo difficile. Ora la gente ha capito che deve partecipare maggiormente alla governabilità del paese. Sia Fidel che mio padre si sono battuti per Cuba, ma hanno diverse personalità, differente approccio al fine che è lo stesso per entrambi: far tornare Cuba sotto i riflettori del mondo». E la rivoluzione cubana? «Fa parte della nostra identità culturale come nazione. Noi difendiamo le nostre tradizioni». Cosa spera per il futuro di Cuba? «Ho una grande illusione: che l'embargo degli USA nei nostri confronti possa finire. o pensare che il neo Presidente Barack Obama si muova in questa direzione».

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05/04/2009










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