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L'attore torna protagonista nel ruolo di un imprenditore in trasferta

Rispunta Franco Nero: «Vi racconto l'Ungheria»

Antonio Angeli
a.angeli@iltempo.it
«Il cinema italiano è un malato con la febbre alta», parola di Franco Nero. L'attore presenta il suo ultimo film: «Mario il mago», del quale è protagonista e produttore. Il film, realizzato in Ungheria, è la storia di un imprenditore italiano che, subito dopo la caduta del Muro di Berlino, tenta la fortuna aprendo una fabbrica nell'Est.

La regia è di Tamás Almási, accanto a Nero l'attrice ungherese Nyako Julia e Vittorio Marsiglia. Il film, in concorso al Festival Internazionale del Cairo, uscirà nelle sale italiane venerdì.
Franco Nero, lei è attore, regista, produttore, quale ruolo ama di più?
«Io soprattutto amo il cinema e finché avrò l'entusiasmo combatterò per farlo. Non importa il ruolo: recitare, la regia, la produzione. L'importante è rimanere nella grande famiglia del cinema».
Che pensa del cinema italiano?
«Quando una persona è ammalata si misura la febbre... io dico che il cinema italiano è un po' malato, sta tra il 39 e il 40. Tanti anni fa quella cinematografica era un'industria vera, oggi... oggi si fa tanto parlare di "Gomorra", ma è un film solo, e tutti gli altri dove sono?»
La cura?
«Trovare il modo di ricreare grandi produttori. Oggi funzionano la Rai, Mediaset e il Ministero. Ma non basta. Una volta c'erano De Laurentiis, Grimaldi, Clementelli che facevano le coproduzioni con Francia, Germania, Spagna e il cinema italiano veniva venduto all'estero. Poi bisognerebbe intervenire sulla televisione: in Francia c'è una legge che impedisce di trasmettere film nel week-end, se ci fosse anche in Italia...».
Ma lei si sente trascurato dal cinema di casa nostra?
«Le cose stanno così: negli anni Ottanta la tv ha bloccato il cinema. Prima in Italia c'erano 13mila sale, dopo ne sono rimaste 1.900. Il boom della tv ha fatto chiudere il 90 per cento dei cinema. Oggi ci sono 3.600 schermi, se si vuole fare cinema bisogna entrare nel filone dei funzionari della Rai, o di Mediaset. Io non appartengo a quel filone, mi fanno molte offerte, a livello internazionale, anche ottanta film all'anno, e vado dove mi porta il buon cinema. Lavoro in Germania, in Belgio, nella Repubblica Ceca...».
Alcuni suoi film non sono mai arrivati in Italia...
«Degli oltre 170 film che ho girato venti, forse trenta non sono mai arrivati in Italia, con alcuni casi clamorosi come film di registi premi Oscar, come "Sweet Country" di Michael Cacoyannis; un film importante come "The Girl". Caso unico quello di "Valentino", distribuito in tutto il mondo. L'Italia è l'unico Paese dove non è mai arrivato».
Il futuro?
«Sto girando in Tunisia "Sant'Agostino", con la regia di Christian Duguay, una produzione Lux Vide».

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25/11/2008










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