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L'Intervista

Raf: "Le Metamorfosi tra amore e guerra"

La guerra in Iraq, l'ecologia, il petrolio e la fine del sogno americano. Raf parla di mutazioni globali, di «Metamorfosi», proprio come il titolo del suo nuovo album edito da Sony-Bmg in uscita venerdì.

Nove brani inediti che, in questi tempi di crisi discografica e di «best of», è già un atto di coraggio.


Raf, il titolo del nuovo album suggerisce echi kafkiani. Quali sono le metamorfosi che ha in mente?


«Ci sono mille trasformazioni attorno a noi. Ci sono cambiamenti climatici che non riusciamo a controllare e mutamenti geopolitici che hanno letteralmente cambiato la faccia della Terra».


Il brano «L'era del gigante» è ispirato al film del '56 «Il gigante» di George Stevens, con James Dean. Perché questo riferimento cinematografico?


«Il brano è un esplicito richiamo alla crisi del sogno americano che per altri popoli è stato ed è tuttora un incubo. Pensiamo alla guerra in Iraq. La soluzione sta nel fare un passo indietro. Questo sistema è al collasso, anzi è già imploso».


È ormai troppo tardi o si può ancora porre rimedio alle difficoltà dell'Occidente?
 

«Dobbiamo cambiare le nostre abitudini, ognuno nel suo piccolo fare qualcosa, come sprecare meno energia e non inquinare. Negli Stati Uniti Obama propone progetti per finanziare la ricerca e potenziare le energie alternative. Ma questo non basta. Viviamo in un consumismo che non possiamo più permetterci e l'economia non riesce più a coprire i bisogni della gente, abituata a consumare sempre di più».


Torniamo al disco. Sua moglie, Gabriella Labate, ha partecipato alla stesura del testo di «Metamorfosi». Come nasce la vostra collaborazione artistica?


«In genere lei si limita ad ascoltare il lavoro strada facendo. Questa volta, però, è stata coinvolta dal brano in una sorta di canzone di famiglia. Mi ha suggerito il testo e ho deciso di inserire il suo nome nei crediti dell'album. Ma credo resterà un episodio isolato».


Nel disco si sentono sonorità alla Coldplay. È d'accordo?


«Il pop britannico mi ha sempre attratto moltissimo e il suono "british" dei Coldplay fa certamente parte del mio Dna musicale».


Dopo l'uscita del disco andrà in tournée?


«Sì. Saremo nelle città più grandi: Milano, Napoli, Bari e Torino. Preferiremo i palazzetti. A Roma, ad esempio, saremo al Palalottomatica».

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Carlo Antini

24/09/2008










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