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Nel gergo militare «l'ora che è d'oro» è anche l'ora di chi sopravvive: i sessanta minuti fatali in cui si gioca il destino di un ferito grave.
«Nell'ora che è d'oro» (Lab-Epitighi) l'autrice Katia Ippaso imbastisce una trama ricca di sparizioni, parole enigmatiche e omicidi in cui Oriente e Occidente fanno cortocircuito, una storia di sopravvissuti in una città di sopravvissuti.
E l'ora d'oro è il crepuscolo, il momento in cui le cose trapassano, la luce si spegne e arriva la notte ad illuminare le zone più nascoste. Sono i movimenti inconsci e drammatici delle creature che vivono a New York negli anni successivi all'11 settembre, in una città che è ancora profondamente scossa dalla tragedia, dominata dalla paura: fantasmi che appaiono per strada, nelle case provvisorie e nelle scuole per stranieri. E se è vero che per chi è morto è finita la vita, per i sopravvissuti vivere diventa un incubo, soprattutto perché il passato non si dimentica e torna continuamente a far visita.
«Nell'ora che è d'oro» è l'opera d'esordio di Katia Ippaso, che scrive di teatro e ha sempre visto il mondo di forma di rappresentazione, oltre ad essere giornalista, documentarista e drammaturga.
Sarina Biraghi
01/09/2008