Come molti sanno,
Valenti e la Ferida erano una coppia di divi che avevano
fatto furore nel nostro cinema ai tempi dei telefoni
bianchi, in ruoli quasi sempre di «cattivi». Prima amanti,
poi marito e moglie, si erano reciprocamente trascinati in
vari vizi, specialmente la droga da cui, soprattutto
Valenti, aveva finito per essere sopraffatto. Con il
risultato di vedergli perdere ogni controllo: sul lavoro,
nei rapporti con la gente, anche al momento in cui,
scoppiata la guerra, aveva finito per arruolarsi nella X
Mas di Junio Borghese con l'occasione di un suo
trasferimento con la moglie a Venezia motivato da una sua
adesione alla Repubblica Sociale frutto più della sua
smania di trasgressioni che non per vero convincimento,
presto coinvolto, ma senza veramente parteciparvi, nelle
gesta di un poliziotto torturatore associato alle SS che,
fra l'altro, lo riforniva di droga. Subito dopo la
liberazione si era consegnato, sempre con la moglie, ai
partigiani che, ritenendolo colpevole per le sue relazioni
con il torturatore, lo avevano fucilato con quella che
consideravano la sua complice.
Giordana, che su quegli
anni ci aveva già dato nell'84 un serio film per la TV,
«Notte e nebbia», ha inserito nel suo racconto alcuni
personaggi di fantasia, qualcuno però ripreso da modelli
autentici, ha mutato certi nomi, ha reinventato varie
situazioni ma, con una costruzione narrativa che in
parallelo propone il passato della coppia nel cinema fra i
Trenta e Quaranta, e quel presente tragico che ne vedrà la
fine, ha soprattutto cercato di sfatare appunto quella
leggenda che voleva i due responsabili di cupe nefandezze e
ne ha messo in risalto l'umanità, i tormenti, i reciproci
spesso turbolenti rapporti sentimentali. Per precisar
meglio l'epoca attorno, facendo ricorso, con abilità, a
materiale di repertorio in bianco e nero, per rievocarci
studiandone da vicino, con luci ed ombre, le psicologie con
quel senso in lui tanto fine ed attento della realtà
quotidiana, pur quando l'attraversa la Storia. La pagina
più bella (intensa e partecipe) il finale: il partigiano
che ha sparato, dice, quasi per rassicurarsi: «Giustizia è
fatta». L'altro non risponde. per nulla convinto. Le facce
dei due, eloquentissime, sono di Luigi Lo Cascio e di
Maurizio Donadoni. La Ferida è una lacerata Monica Bellucci
(bravissima), Valenti è Luca Zingaretti, grande come
sempre. Di fronte un finissimo Alessio Boni, nella
rilettura, forse, di Visconti.
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24/05/2008