Sto parlando di "Duetto per Voce Sola", di cui il
poeta, nel sottottoilo "versi dell'immedisemazione", già ci
da la chiave di lettura per attraversare la mappa tracciata
dalle sue emozioni; e della riedizione del "La Polvere
sull'Erba" (romanzo scritto poco più che ventenne, ma
pubblicato solo nel 2000).
Il binomio può apparire
casuale, ma non lo è. Chi per azzardo o per curiosità oserà
voltare l'ultima pagina del "La Polvere sull'Erba",
oltrepassando il punto della fine, scoprirà nelle "Note
dell'Autore", una sorta di postfazione in cui si celano e
si svelano, gli a-priori che sono gli a-posteriori
dell'espressione artistica dell'autore, del suo essere
poeta e narratore, e che ben sintetizzano i versi di
apertura di "Duetto per Voce Sola": "Esistere solo a patto
che esista l'ipotesi che siamo esistiti". Smania di
esistere, ma non solo. Esistere per essere voce e
portavoce, messaggero e cantastorie, protagonista e
spettatore dell'Umana Commedia. E chi meglio di Bevilacqua,
che ha attraversato, da viaggiatore curioso e quantomai
ardito, mezzo secolo di storia, addentrandosi nella giungla
inesplorata dell'animo umano, fino a varcare le soglie del
mistero, può farci da guida in un mondo che ha perso le
ali, ma che non si rassegna?
La pubblicazione dei due
volumi, primo e ultimo nato, vogliono essere una lente
d'ingrandimento sulla mappa tracciata in quel "viaggio al
principio del giorno". Nelle "Note dell'Autore", non a
caso, Bevilacqua ci racconta di Mario Colombi Guidotti (a
cui, insieme a Leonardo Sciascia, il libro è dedicato) che
mandò il suo "doppio" manoscritto del "La Polvere
sull'Erba" a Sciascia. Doppio in quanto conteneva, oltre al
testo narrativo, anche le cosiddette "Prove d'Autore", "con
le quali - spiega Bevilacqua - d'abitudine, preparo il
terreno alla stesura del romanzo, scritte a forma di
poemetti che già racchiudono le atmosfere e i sintomi dei
personaggi e delle vicende. Queste "Prove d'Autore",
ricordo, amava leggerle, puntualmente, Federico Fellini,
che in un'occasione ne scrisse (nel settimanale
"l'Europeo"): "Mi piacciono perché c'è già un ritmo
linguistico, sintattico, spinto al massimo grado di
sintesi. Sono sezioni di una sensitività, di una fitta
poematicità, che anticipano l'animazione e l'anima della
prosa. Come quando un violinista saggia le corde dello
strumento, prima dell'esecuzione".
E furono proprio
quelle "Prove d'Autore" che Sciascia, frustrato per non
aver potuto pubblicare "La Polvere sull'Erba" - "per le
scottanti vicende del Triangolo Rosso o Triangolo della
Morte" raccontate nel libro - riuscì a mandare in stampa
cercando di consolare il giovane scrittore: "Verrà un
giorno che il tuo romanzo, in sé, senza essere preceduto da
alcuna "Prova", vedrà la luce".
E aveva ragione. Ma
dovettero passare quasi cinquant'anni! Dove dunque il fil
rouge che si avvolge e si svolge dalla fine al principio,
dalla poesia al racconto, in un divenire che è andata e
ritorno di un unico sé di un "duetto a due voci"? È
nell'"immedesimazione" in sé e fuori di sé che Bevilacqua
si perde e si ritrova. Nei suoi personaggi come nelle
umanità incontrate sul suo cammino. La "polvere sull'erba"
svanisce in un'ultima impennata:
"- aliante silenzioso
del mio cielo
e sbando d'aria e un'ultima folata,
che dirti di più?
… è questo il punto
d'arrivo
e insieme l'arrivo da sempre mancato
senza più la
nitidezza dei profili, dei gesti,
una foschia
perdere il senso e lo stile del rammarico
- non è
comunque un addio:
ti penserò là dove forse non si usa
dove forse non si è nemmeno pensati".
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11/05/2008