Una delle glorie della
letteratura italiana, Luigi Malerba, sapiente conoscitore
del comunicare con le parole e coraggioso sperimentatore,
decise di sfidare i «giganti» della narrativa di lingua
inglese. Elabora e propone «Il fuoco greco»: un romanzo
ricco, appassionante e magico sulla Bisanzio dell'anno
Mille. Lasciò tutti senza fiato, la storia cattura
letteralmente l'attenzione: è piena di personaggi con una
psicologia complessa e poi intrighi, colpi di scena,
trovate stupefacenti. L'Italia si mise in fila per leggere
il suo Malerba che, con calma serafica, apparve in grado di
fare, con le parole, qualunque cosa.
Luigi Malerba si
chiamava in realtà Luigi Bonardi ed era nato a Berceto,
Parma, nel 1927. La cosa che gli piaceva di più era
comunicare emozioni e divenne preso bravissimo.
Cominciò dando vita a «Sequenze», una rivista di cinema
nella sua città negli anni '50, quando collaborava ai film
di Alberto Lattuada («Il cappotto», «La lupa», «Amore in
città», «La spiaggia»). Scrisse anche per Ugo Tognazzi
(«Sissignore») e Pasquale Festa Campanile («Dove vai tutta
nuda?» e «Come perdere una moglie e trovare un'amante»),
passando poi alla letteratura e trasferendosi a Roma, dove
è stato autore anche per la televisione nonché scrittore di
libri per ragazzi tradotti in tutto il mondo.
Si
avvicinò alla letteratura nel 1963, anno importante per la
nascita del «Gruppo 63» e della neoavanguardia, pubblicando
«La scoperta dell'alfabeto». Non smise mai di essere un
innovatore e, direttore negli anni '60 di una società
pubblicitaria, inserì pagine di pubblicità nei suoi libri
come «Città e dintorni» per abbassarne il prezzo di
vendita. Per uno scrittore, spiegava Malerba, «al di là
delle apparenze, il tentativo è sempre quello di dare,
invece della descrizione dei fatti e delle cose, la
coscienza dei fatti e delle cose di cui il linguaggio
espressivo è ancora il veicolo privilegiato». Così facendo
però «le parole possono agire subdolamente sull'inconscio,
possono cadere su noi a pioggia o come un turbine di
tempesta»: seppe giocare sul filo del paradosso, percorrere
strade sempre fortemente legate al surreale e a un uso
sapiente e raffinatissimo della lingua, che non è mai un
fine, ma sempre un mezzo per comunicare idee. Don
Chisciotte era il suo personaggio preferito e un po' con
quello stile combattè le sue battaglie, da quella per
l'ambiente con «Pianeta azzurro» o «Le pietre volanti».
Al centro della ricerca di Malerba ci sono la scrittura
e la confusione del mondo, la sua incomprensibilità, il
gioco infinito di coincidenze della vita, cui si tenta
inutilmente di dare comunque una spiegazione, il tutto
espresso anche con ironia e amore del paradosso in una
serie di romanzi che vanno dalle prove sperimentali sino a
quelli di una narrativita perfettamente risolta: «Il
serpente» e «Salto mortale», che grazie al Prix Medicis nel
1968 gli diede fama anche all'estero, sino a «La superficie
di Eliane» o «Fantasmi romani» del 2006.
Vai alla homepage
09/05/2008